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OPEN ARMS VA IN SPAGNA, NON CI FIDIAMO DI SALVINI

«L’Italia non è un porto sicuro, né per noi né per le persone che salviamo. Dunque andiamo in Spagna». Open Arms, dopo aver strappato alla morte una donna al largo della Libia e aver recuperato i cadaveri di un’altra donna e un bambino, rifiuta di attraccare al porto di Catania – che l’Italia aveva offerto nella serata di ieri dicendosi anche disponibile ad evacuare immediatamente Josefa, la camerunense rimasta per due giorni in acqua – e si dirige verso Palma di Maiorca, dove arriverà sabato. Uno ‘schiaffò al ministro dell’Interno Matteo Salvini proprio nel giorno in cui il capo dello Stato Sergio Mattarella ribadisce da Baku che «l’accoglienza, la generosità e il confronto tra donne e uomini di culture, etnie e confessioni diverse costituiscono valori irrinunciabili» in quanto solo coltivando il dialogo «siamo in grado di costruire il bene comune nelle nostre società». Alla base del rifiuto di Open Arms, spiega la stessa Ong, una serie di fattori. Primo tra tutti proprio le parole di Salvini e la sua politica contro le organizzazioni umanitarie. «Ha definito bugie e insulti la nostra ricostruzione» sul comportamento della Guardia Costiera libica, dice Open Arms definendo poi «incomprensibile» l’offerta dell’Italia di accogliere Josefa ma non i due cadaveri che sono a bordo della nave. Ed inoltre, è la «preoccupazione» della Ong, una volta nel nostro paese, proprio Josefa potrebbe non essere tutelata «nella sua piena libertà di rendere testimonianza in condizioni di tranquillità e sicurezza». Dunque direzione Spagna. Una decisione che non scompone di un millimetro Salvini che, anzi, è già proiettato sulla prossima sfida, quella con Germania e Austria sui cosiddetti ‘movimenti secondarì di migranti. Con i due paesi ci saranno una serie di incontri tecnici per valutare come risolvere il problema di chi, registrato in Italia, è poi andato in altri paesi. Ma quel che è certo, spiega, è che «farò qualsiasi cosa e qualsiasi accordo che garantisca all’Italia di avere meno presenze rispetto a quelle odierne: escludo che ci possa essere una presenza di un immigrato in più rispetto a quello che c’è oggi». Quanto alle Ong, il ministro si limita ad un tweet: «Non sarà che hanno qualcosa da nascondere?». E di rientro dal Cairo aggiunge: «sono contento che tornino verso la Spagna, forse si trovano meglio». A spegnere le polemiche sulla poca umanità mostrata dall’Italia ci prova comunque il premier Conte sottolineando che il problema va ben oltre le Ong: «noi sui migranti l’umanità l’abbiamo assicurata sempre ma non ci si può porre il problema solo quando i migranti salgono su una nave delle Ong. Con la nostra proposta abbiamo acceso i riflettori sui paesi di origine di queste persone». Dunque l’Italia non può essere lasciata sola, come ripete il Danilo Toninelli ricordando che il nostro paese sta lavorando alla realizzazione del centro di coordinamento della guardia Costiera Libica e presto arriveranno a Tripoli le motovedette promesse. Intanto nel Mediterraneo c’è un’altra imbarcazione che vaga alla ricerca di un porto sicuro. È il mercantile ‘Sarost 5’, bloccato – afferma il portale InfoMigrants – da diversi giorni al largo della Tunisia dopo aver salvato una quarantina di migranti, tra cui un uomo ferito, perché nessun paese ha concesso finora l’attracco in porto, compresa l’Italia. Secondo fonti italiane però, il nostro paese non sarebbe mai stato coinvolto nella vicenda. Per il Forum tunisino per i diritti economici e sociali, la responsabilità principale sarebbe di Malta, competente per la zona Sar nella quale è stato lanciato il primo allarme, ma il dato di fatto è che né La Valletta né la Tunisia hanno al momento concesso di entrare in porto e la nave continua a vagare davanti alle coste di Zarzis.

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