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Rai, vertice per le nomine, sfida a tre per l’ad: Salini, Castellari e Ciannamea

550x190x3875197_2134_cavallorai_jpg_pagespeed_ic_5m6wE1iYaRCome per la Cassa depositi e prestiti è ancora una volta un vertice a quattro, in serata, ad essere teatro del possibile scioglimento dell’intricatissimo nodo delle nomine, questa volta dei vertici Rai. Al tavolo, a Palazzo Chigi, siedono il premier Giuseppe Conte, il due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e il ministro dell’Economia Giovanni Tria.

E, a vertice in corso, filtrano i nomi del terzetto sul quale M5S e Lega si confronteranno nelle ultimissime ore per il ruolo di ad di Viale Mazzini: Fabrizio Salini, vicino al M5S, Andrea Castellari e Marcello Ciannamea. «Il clima è buono, c’è una certa consapevolezza», spiegano fonti di governo. Ma a fare da apripista alla riunione di Palazzo Chigi è una rete di veti incrociati che, finora, ha bloccato la trattativa tra M5S e Lega. Con Tria che, in mattinata, sembra frenare l’attivismo di Salvini.

«I suoi incontri con i candidati? Se c’è la necessità di incontrare qualcuno per rafforzare le proprie convinzioni questo non significa che possa condizionare le scelte del ministro competente», spiega in conferenza stampa il titolare del Mef. La trattativa, sebbene riguardi direttamente l’ad e il presidente della Rai, si estende, sottotraccia, anche ai direttore di Rete e ai direttori dei Tg, a partire da quello della rete ammiraglia, «destinata» al primo partito, ovvero il M5S, ma sulla quale Salvini ha deciso di puntare in queste ultime ore. Una presa di posizione che potrebbe rallentare ancora i tempi di un accordo complessivo.

Perchè ad un accordo complessivo (tra ad, presidente e direttori di testate) puntano entrambi i partiti, senza pericolose decisioni a tappe. Quello che potrebbe uscire dal vertice di Palazzo Chigi – ma non si escludono a questo punto altre puntate nelle prossime ore – potrebbe essere uno schema di accordo di «sistema» che, partendo dalla casella di Ad, ricadrebbe a pioggia sulla gestione di tutta dell’informazione pubblica. E per il ruolo ricoperto finora da Mario Orfeo, in serata i 4 partecipanti al vertice provano a stringere. Il nome in pole per il ruolo di ad sembra comunque essere ancora quello di Salini. Il dg di Stand by me è apprezzato da Di Maio e accolto con una certa freddezza negli ambienti leghisti (con tanto di sospetti di vicinanza al mondo renziano) ma è comunque considerato un manager stimato e «fuori» dal paludato mondo dei partiti. Per quanto riguarda le due alternative, Andrea Castellari è attualmente alla guida di Viacom International, mentre Marcello Ciannamea è l’attuale direttore dei palinsesti. Non meno complicata è la partita per la presidenza della Rai che, come previsto nello schema iniziale, dovrebbe spettare alla Lega.

Il nome inizialmente proposto, quello dell’ex parlamentare bossiana Giovanna Bianchi Clerici, continua a non convincere una larga fetta del Movimento, a partire da quella che fa riferimento al presidente della Camera Roberto Fico. Mentre su Gianmarco Mazzi, vicino ad An e già direttore artistico del Festival di Sanremo c’è una certa freddezza in FI. I dubbi degli azzurri si concentrano soprattutto sul ruolo di socio di Lucio Presta che ha avuto in passato Mazzi: un ruolo, si spiega, che potrebbe generale un potenziale conflitto di interesse. Domani, intanto, è stato convocato l’ufficio di presidenza allargato della Vigilanza e il nome del potenziale presidente potrebbe spuntare: su quel nome, tuttavia, è necessario l’ok dei 2/3 della commissione. Un ok sul quale i membri di M5S e Lega non bastano.

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