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L’INTERVISTA/ Pirozzi: la mia legge anti-terremoti? Un modello per tutti

di WANDA CHERUBINI

A meno di due mesi dalla costituzione della Commissione permanente Ricostruzione e Grandi rischi della Regione Lazio, il presidente e ex sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, ha presentato il primo testo di legge che consentirà alla Regione di lavorare d’anticipo sul terremoto. Il testo, “Norme in materia di prevenzione e riduzione del rischio sismico. Ulteriori disposizioni per la semplificazione e l’accelerazione degli interventi di ricostruzione delle aree colpite dagli eventi sismici del 2016 e successivi”, mira a divenire un modello anche per le altre Regioni. Pirozzi ha risposto a qualche domanda in merito al nuovo testo di legge.
La nuova proposta di legge sulla riduzione del rischio sismico cosa ha di importante?

“Purtroppo la mia proposta nasce da un’esperienza sul campo, che mi ha portato a conoscere un ritardo storico della Regione Lazio, che ha una normativa in materia di prevenzione sismica ferma al 1985. La nuova proposta prevede che tutti gli strumenti di pianificazione urbanistica concorrano alla riduzione del rischio sismico, attraverso analisi del territorio e della vulnerabilità degli insediamenti urbani, orientando la loro trasformazione in senso antisismico. Ci saranno, quindi, contributi per l’adeguamento sismico degli edifici che si trovano in Zona Sismica 1, quella a più alto rischio. Il contributo, per chi non accede ad altre forme di agevolazioni, sarà del 50%. La legge però interviene anche sulla ricostruzione, con strumenti urbanistici mirati, tra cui quelli per la realizzazione di seconde case temporanee. Molti comuni terremotati avevano, infatti, un pezzo importante della popolazione non residente, che è stato costretto ad “abbandonare” luoghi in cui trascorreva il tempo libero.
Gli interventi per la ricostruzione avranno come principale criterio di priorità il livello di distruzione degli edifici, con priorità assoluta per quei comuni che hanno avuto più del 50% degli edifici distrutti”.

Cosa manca nella legge nazionale sul terremoto appena approvata?

“Mi batto da sempre -e l’ho chiesto sia al Presidente Gentiloni che al Presidente Conte- per una riduzione del numero di comuni che compongo il “cratere”. Non si possono trattare ben 139 comuni, che dal terremoto hanno avuto conseguenze spesso completamente diverse nello stesso modo. Ogni comune ha un tessuto socio-economico e soprattutto un grado di distruzione diverso e richiederebbe interventi specifici. Contrariamente a quanto prevede la mia proposta di legge, in quella nazionale purtroppo non si è tenuto di questo e il “cratere” è rimasto di 139 comuni.

Ci sono altre mancanze nel monitoraggio idrogeologico della Regione Lazio?

“Sicuramente si. E non lo dico senza cognizione di causa, lo dice implicitamente il rapporto 2018 ISPRA sul Dissesto idrogeologico in Italia, presentato alla Camera la settimana scorsa. La maggior parte delle regioni, compreso il Lazio, ha fornito ad ISPRA dati aggiornati al 2007. Se anche ci fosse la volontà politica di fare un nuovo piano sull’argomento, come potremmo portarlo avanti con dei dati vecchi di 11 anni?”.

Questa nuova proposta di legge potrà essere esportata ad altre regioni?

“Sta già succedendo. In Umbria è stata presentata una proposta molto simile alla mia”.

Come è la situazione di Amatrice, quali sono gli ultimi sviluppi?

“Siamo fermi al palo. Molte macerie sono ancora li, l’Ufficio Speciale Ricostruzione ha approvato poche pratiche. Stanno però iniziando a muoversi i primi passi per quanto riguarda la viabilità che dovrà essere realizzata in funzione della futura ricostruzione. Nell’audizione in Commissione Ricostruzione avvenuta due mesi fa, i vertici di ANAS ed ASTRAL si erano mostrati sensibili alla problematica. È notizia di questi giorni che i vertici delle società ed il Comune di Amatrice hanno avuto degli incontri per definire le ipotesi di viabilità”.

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