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RAI: GIURISTA, RIVOTARE FOA SAREBBE MESSA IN SCENA

Riportare il nome di Marcello Foa in consiglio di amministrazione Rai per un nuovo voto sarebbe «un escamotage», «una messa in scena». E anche procedere sulla strada del consigliere anziano «sarebbe gravissimo» rispetto alle funzione di garanzia affidate al presidente. È quanto osserva l’avvocato amministrativista Gianluigi Pellegrino, in merito alla vicenda della presidenza Rai, dopo lo stop arrivato dalla commissione di vigilanza sul nome di Foa. «La questione – spiega il giurista – poggia su due principi, uno di diritto parlamentare che ha forza di legge e uno amministrativo, che vanno nella stessa direzione. La commissione di vigilanza Rai, che ha potere di parere anche vincolante, si è espressa: il potere della commissione si ‘consumatò con il parere negativo e quindi quella stessa nomina non può tornare in commissione nemmeno attraverso l’escamotage di una nuova nomina da parte del consiglio d’amministrazione. Questo passaggio sarebbe un atto meramente confermativo di quello precedente, si tradurrebbe in un messa in scena. Anche perché, a rigor di logica, non si capirebbe perché un cda che ha nominato un presidente nella persona di Foa dovrebbe rinominarlo: è all’evidenza un cortocircuito che si risolve in radice escludendo che il consiglio possa rimandare in commissione di vigilanza lo stesso nome». Foa ha però annunciato che continuerà a coordinare i lavori del cda come consigliere anziano. «Se andasse avanti su questa strada – sostiene Pellegrino – sarebbe gravissimo. Innanzitutto perché lo statuto della Rai prevede le funzioni vicarie del cosiddetto consigliere anziano soltanto laddove un presidente che sia stato eletto con il parere favorevole della commissione di vigilanza, sia temporaneamente impedito o dimissionario, e non sia stato eletto anche un vice presidente. Quindi, come si vede siamo fuori dall’ipotesi attuale. Ma c’è di più. Foa non è semplicemente uno dei consiglieri di amministrazione, ma è proprio quello che la commissione di vigilanza ha bocciato quanto alle funzioni di presidente. Quindi sarebbe gravissimo che lui di fatto le svolgesse contro il parere vincolante dell’organo parlamentare. Bisogna ricordare che la legge, con un apposito emendamento, ha voluto bilanciare la nomina dell’ad con un presidente di garanzia che è tale proprio perché passa per la commissione di vigilanza. Se facciamo fare il presidente a colui al quale l’organo di garanzia ha negato di svolgere quelle funzioni, neghiamo la stessa funzione di garanzia». Ma, su questa base, eventuali atti potrebbero essere nulli o impugnabili? «Direi – risponde il giurista – che sarebbe un caso eclatante di illecito funzionamento di una società pubblica, come tale denunciabile on ogni sede, anche penale».

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