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Perché gli ospedali si trasformano in tanti Far West

I Pronto Soccorso, le sale d’attesa degli ospedali (soprattutto al Sud ma non solo) si stanno trasformando in desolati Far West, dove dolore e frustrazione si mischiano con altri sentimenti e portano ad eccessi di ogni tipo. Almeno una volta alla settimana le cronache registrano atti di violenza che vedono vittime il personale sanitario, medici, infermieri, portantini. Scattano le contromisure, si muove il Ministro, si studiano provvedimenti, ci si prepara a blindare gli ospedali per bloccare la sequenza di aggressioni, devastazioni, vandalismi di ogni tipo. Gli operatori sanitari giustamente si lamentano, sono pochi ospedali hanno posti di polizia fissi e obiettivamente è difficile anche con la vigilanza privata ottenere livelli di sicurezza accettabili. C’è soluzione? E’ colpa di una società esasperata, inaridita, impaurita? Si possono sbizzarrire i sociologi, ma non si va lontano. Proviamo a prendere la questione da un’altra parte. Non sarà che a essere messa sotto accusa dovrebbe essere la sanità? Un sistema che non dà risposte certe, che non mette l’uomo al centro (come si sente sempre pomposamente dire), che mette in difficoltà utenti e affini. Il senso di delusione, di rabbia crescente nei confronti dei servizi sanitari può essere la molla latente, non dichiarata, di tante esplosioni di violenza. I cittadini sono condannati: se hanno bisogno devono ricorrere in condizioni disperate a strutture e uomini dei quali hanno imparato a non fidarsi, che funzionano male, erogano servizi scadenti e che lasciano scadere anche quel tasso di umanità, di compassione che può fare la differenza. Gli amministratori della sanità pubblica sono quasi completamente disinteressati a questo aspetto. Pensano ai conti, al personale solo in termini numerici, non sembrano addestrato a cogliere l’essenza del servizio pubblico. C’è tensione latente, diffidenza reciproca (l’utente non è un cliente da soddisfare, ma una rogna, un problema da gestire) e in fin dei conti è comprensibile che scatti la scintilla, che ci sia un corto circuito e che il paziente/parente esasperato, alterato, magari sotto effetto di alcol, di droga, o soltanto carico di adrenalina perda il controllo. Non si può perdonare né lasciare correre. E nemmeno usare troppa comprensione. Ma cercare di capire e individuare le soluzioni al problema di fondo. La ribellione, l’atto di violenza, sono risposte miopi, esasperate a qualche cosa. Ad una serie di mancate risposte?

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