| categoria: sanità

Legionella, esiste dovunque. Ma i casi sono sporadici

Parla l’infettivologo dello Spallanzani Nicola Petrosillo: a rischio anziani e persone con patologie concomitanti

È arrivato quasi a 50 il numero delle persone che hanno contratto il batterio della legionella, sono saliti a quattro i morti. Il virus che ha colpito i cittadini, soprattutto anziani, del comune di Bresso per poi estendersi anche nel Milanese. Dopo il clamore degli ultimi giorni e’ bene chiarire alcuni aspetti e, soprattutto, le modalita’ del contagio, cosi’ da evitare un’inutile psicosi collettiva. L’agenzia Dire ha intervistato Nicola Petrosillo, infettivologo dell’Istituto
Lazzaro Spallanzani di Roma.
Sale il numero dei casi di persone contagiate dal batterio della legionella in Lombardia. C’e’ il rischio che l’infezione si estenda ad altre localita’ o regioni?
“L’informazione probabilmente non e’ stata sufficientemente chiara, mi spiego, la legionella e’ ubiquitaria. E’ un microrganismo che si trova sia nelle acque naturali che artificiali e nei sistemi idrici. Certo- precisa l’infettivologo- ce ne puo’ essere di piu’ o di meno, ma e’ comunque presente in tutte le acque. Il problema sussiste quando vi siano dei sistemi idrici particolarmente contaminati, perche’ magari hanno dei punti morti essendosi formata una compressione calcarea. E’ in quel punto allora aumenta la concentrazione di legionella, che una volta dispersa nell’ambiente, attraverso l’acqua, viene areosolizzata”. Questo virus puo’ colpire, secondo il medico,”soprattutto persone immunocompromesse come anziani e persone con malattie concomitanti, tipo i cardiopatici, i cronici e i soggetti con neoplasie, o ancora i fumatori che sono affetti da problemi polmonari. La causa- aggiunge Petrosillo- e’ legata a una fonte comune, come avviene in tutte le epidemie. La diffusione deriva dalla carica di legionella e dalla tipologia di persone, ad esempio gli anziani e non sicuramente i giovani in buona salute. Il target maggiormente colpito, oltre i pazienti anziani, e’ quello di soggetti affetti da comorbosita’, che possono riportare una mortalita’ piu’ elevata”.
Per completare il quadro, l’infettivologo ricorda che “la legionella esiste dappertutto, ma i casi sono sporadici. Dato che emerge dal Seresmi, una struttura istituita dalla Regione Lazio presso l’Istituto Spallanzani con il compito di sorvegliare tutte le malattie infettive, compresa la legionellosi”.
Sappiamo che l’infezione viene contratta per inalazione di batteri dispersi nell’acqua, che contengono una quantita’sufficiente di legionelle. È accertato che non puo’ verificarsi uno scambio interumano?
“Assolutamente non e’ stata mai dimostrata la trasmissione da uomo a uomo”Tanto e’ vero che questi pazienti non vengono messi in isolamento perche’ non c’e’ trasmissione interumana. Non c’e’ pericolo che i soggetti infetti possano contagiare individui sani. Il microrganismo e’ nell’acqua come in piscine, sistemi di condizionamento, idrici e deumidificatori. Questi organismi pero’ sopravvivono molto bene tra i 28 e i 40 gradi, cioe’ temperature come quelle che abbiamo in questi giorni”.
Quali i principali sintomi che devono spingere a recarsi al Pronto soccorso?
“In genere la legionella origina una polmonite e la sintomatologia che produce e’ febbre, tosse, puo’ causare cefalea e, nell’anziano, anche uno stato di confusione generale. Se la febbre non si risolve in tre giorni, al massimo 6, il paziente va subito portato al Pronto Soccorso perche’potrebbe aver contratto una infezione di questo tipo”.
Quanto dura l’incubazione e la malattia stessa? E quali i target piu’ a rischio?
“Il target piu’ a rischio e’ quello degli anziani e dei soggetti con patologie concomitanti. Ad esempio, puo’ colpire anche giovani quarantenni che hanno avuto il tumore o immunodepressi. L’incubazione e’ variabile da 2 a 10 giorni ma ci sono forme piu’ persistenti che possono richiedere il ricovero e trattamento in terapia intensiva”.
Che cure esistono ad oggi e quanto sono efficaci?
“Innanzitutto bisogna dire che la diagnosi e’ abbastanza semplice. Lo specialista deve solo pensarci e richiedere un campione di urine. La terapia e’ basata su antibiotici specifici nati proprio per questa patologia. Piu’ velocemente e’somministrato l’antibiotico, piu’ veloce e’ la prognosi. La precocita’ del trattamento antibiotico e’ fondamentale per scongiurare l’aggravarsi del quadro clinico e nei casi piu’ critici il decesso”.

(Mco/ Dire)

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