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Grandi opere e nomine Rai, la calda estate di Salvini-Di Maio

Stanno insieme da poche settimane, avranno una estate calda dalla quale forse uscirà un vincitore. Per Di Maio e Salvini sarà l’estate della Rai, delle Grandi Opere e della sfida ai vincoli europei. Con, sullo sfondo, il voto in quattro Regioni e alle Europee. Nel mese di agosto si giocherà la partita, politica, elettorale e finanziaria, tra i due vice premier del governo giallo-verde in un campo che vede incrociarsi nomine pesanti, bandiere elettorali e necessità legate ai conti pubblici. Il confronto è tra loro due, il ruolo del premier Giuseppe Conte è meno che notarile. Non si era mai verificata una situazione del genere. Nel dettaglio. Nel prossimo vertice convocato a Palazzo Chigi sulla manovra si parlerà anche dei nodi delle infrastrutture e di quello legato a viale Mazzini. Con una possibilità all’orizzonte: che lo stallo sulla presidenza della Rai si sblocchi poco dopo Ferragosto. L’impasse sul nome di Marcello Foa genera una situazione complessa, tutta a carico di Salvini: che deve individuare una carica che possa in qualche modo «compensare» il giornalista italo-svizzero e trovare, per la presidenza della Rai, un nome che sia proposto della Lega ma che vada bene anche a M5S e FI. L’intenzione di Salvini è non perdere tempo anche perché lo stallo sulla presidenza si traduce in uno stallo sulle direzioni di Rete e dei Tg. E la Lega punta tutto su Tg1 e Tgr. Per ora a circolare sono nomi che hanno poche speranze di avere l’ok della Vigilanza, come quello di Giovanni Minoli, sul quale c’è il veto di FI. Al vertice si parlerà anche di Grandi Opere. La polemica tra M5S e Lega infuria ma la tensione per ora resta in superficie. La linea di Salvini resta quella di andare avanti sulle Grandi Opere e di non chiudere Ilva. L’Italia ha bisogno di infrastrutture moderne e di acciaio per le nostre imprese, è il ragionamento che si fa nel quartier generale leghista. Il M5S, per ora, basa qualsiasi giudizio sugli esiti delle analisi costi-benefici. Ma il rischio è che, già su queste ricognizioni si alzi la tensione con la Lega. Nel Movimento, ad esempio, si sottolinea che un giudizio sarà espresso solo sui dati «finali» e non su quelli «parziali», come ha fatto Salvini in questi giorni. E, anche sul team che il Mit metterà in campo per la valutazione della Tav, nel Movimento si guarda con qualche sospetto alla «sorveglianza» della Lega. La squadra sarà completata per settembre e tra i nomi circolati in queste ore gli unici sui quali c’è la conferma del governo sono quelli di Marco Ponti e Franco Ramella, personalità che, in passato, non hanno certo tifato per la Tav. L’impressione è che, nel gioco di «do ut des» tra M5S e Lega sia più il Tap che la Tav, al momento, a vedere la luce verde. Anche perché le salati penali previste sul gasdotto potrebbero avere effetto su una manovra che si preannuncia come un percorso a ostacoli tra le promesse elettorali di M5S e Lega e i margini strettissimi dei conti. Su un punto, Salvini e Di Maio non sembrano dare margini al ministro Tria: reddito di cittadinanza e flat tax vanno almeno avviate. La seconda, è l’obiettivo della Lega, si applicherà innanzitutto alle partite Iva. Il confronto è aperto.

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