| categoria: editoriale

C’è un’Italia crudele che fingiamo di non conoscere

C’è un’Italia crudele che fingiamo di non conoscere, tutti ipocritamente concentrati sui valori della solidarietà, della convivenza civile. L’Italia del caporalato, cinica, fredda, che lascia morire quei poveri braccianti dopo averli spremuti fino in fondo per il classico tozzo di pane. Dopo la tragedia nel Foggiano dell’altro giorno gli inquirenti hanno detto subito che il riferimento alla malavita organizzata resta piuttosto labile. Ma quei caporali aguzzini certo non appartengono alla società civile. Ma agghiacciante è la notizia di Palermo, letta con imbarazzo e turbamento ai diversi Tg. Altro che crudeltà. Mutilare, spaccare ossa a persone non del tutto presenti a se stesse per truffare le assicurazioni va al di là di ogni immaginazione, solo l’espianto di organi a bambini rapiti fa più impressione. Turba immaginare che nel gruppo dei malviventi, criminali della peggior specie, c’era una infermiera che somministrava morfina o altro ai malcapitati per annullare il dolore durante le sevizie. Una storiaccia condita di stampelle, di carrozzine, di violenze e di connivenze. Sono italiani come noi, quei malavitosi, hanno forse avuto una infanzia difficile, nessuno ha instillato loro principi di umanità? Hanno scoperto un modo di fare soldi sulla pelle di persone deboli. E nessuno intorno si è accorto di nulla? Siamo abituati a leggere storie horror, a vederle al cinema. Ma saperle accanto a noi, nella realtà, fa rabbrividire

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