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IN ARGENTINA NON PASSA LEGGE ABORTO, TENSIONI IN PIAZZA

Un dibattito durato oltre 16 ore e conclusosi a notte fonda non è servito a far cambiare opinione ai senatori argentini che hanno respinto oggi (38 voti a 31) il progetto di legge sulla interruzione volontaria della gravidanza, inviato dalla Camera che lo aveva approvato a giugno. Sia pure annunciata alla vigilia, la bocciatura ha rappresentato una doccia fredda per i fautori del sì che con i loro pa¤uelos (fazzoletti) verdi avevano ampiamente vinto la battaglia della strada, presentandosi davanti alla ‘Plaza del Congresò in numero quattro o cinque volte maggiore dei fautori del ‘sì alla vità, caratterizzati da fazzoletti celesti. Ed una piccola parte del ‘nucleo durò di manifestanti ‘verdì dopo la diffusione del risultato avverso hanno creato disordini, lanciando bottiglie e oggetti oltre le barriere metalliche in direzione dei militanti ‘pro-vità, generando un intervento della polizia che ha fatto uso di lacrimogeni e realizzato arresti. Va detto che a differenza di quanto era avvenuto in occasione del dibattito alla Camera la chiesa di papa Francesco, che fu arcivescovo di Buenos Aires, ha ordinato in previsione dell’esame al Senato una mobilitazione di tutte le sue strutture. Dando l’esempio di questo slancio il Primate argentino, Mario Poli, si è rivolto martedì ai senatori dal pulpito della basilica di San Cayetano invitandoli a «non interrompere la onorevole e lodevole tradizione di legiferare per il bene comune» aprendo «la speranza del popolo a favore della cultura della vita». Questo ha fatto sì che alcuni senatori, come il presidente della Commissione Giustizia, Pedro Guastavino, non hanno esitato a replicare duramente di aver «passato gli ultimi tempi a schivare crocifissi, lanciati da settori della chiesa che forse sono gli stessi che quando ci trasformavano in ‘desaparecidos’ (durante la dittatura) guardavano dall’altra parte». E hanno sottolineato più volte che il Paese «è uno stato laico». Il principale elemento di novità della Legge bocciata era la possibilità per le donne di interrompere la gravidanza entro la 14/ma settimana, mentre con la normativa attuale, che si rifà al codice penale del 1921, l’aborto è possibile solo per gravidanza frutto di uno stupro o se vi è pericolo per la vita della madre. Ora, secondo la legge argentina, il ‘nò del Senato significa che per un anno non sarà possibile ripresentare una legge sullo stesso tema. Inoltre il 2019 sarà anno elettorale e quindi poco opportuno per temi con un contenuto di forte tensione sociale. Ma tutti sono convinti che lo stop senatoriale non chiude, anzi rende più urgente, la necessità di una soluzione per una piaga, quella degli aborti clandestini, che affligge l’Argentina. Una questione che caratterizza quasi tutta l’America latina dove solo Uruguay, Cuba e Città del Messico (non il Messico in quanto tale) hanno leggi che regolano l’interruzione della gravidanza. Ecco perché il presidente Mauricio Macri, conversando oggi con i giornalisti nella Casa Rosada, ha detto che «lavoreremo con le province del Nord e di Buenos Aires dove abbiamo la maggior quantità di gravidanze non desiderate. Il problema esiste e le donne hanno bisogno di un modo per pianificare la vita».

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