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L’INDONESIA TREMA ANCORA, NUOVA FORTE SCOSSA A LOMBOK

La terra trema ancora a Lombok, ed è la terza scossa più violenta degli ultimi undici giorni. Un sisma di magnitudo 5,9 ha colpito oggi il nord-ovest dell’isola, già martoriato dal terremoto di meno di una settimana fa e piegato prima dal sisma del 29 luglio, che aveva causato 16 morti. Il bilancio complessivo delle vittime di domenica è stato confermato oggi ad almeno 319, dopo una serie di numeri discordanti diffusi ieri da diverse agenzie governative. Ma ci si aspetta che il numero cresca ancora. La scossa di questa mattina ha spaventato ulteriormente una popolazione già provata, spingendo la gente a precipitarsi in mezzo alla strada nel timore di nuovi crolli e alcuni ospedali a trasportare i pazienti all’aperto. «È un nuovo trauma», ha dichiarato il portavoce dell’Agenzia nazionale per la gestione dei disastri. Sono venuti giù solo alcuni edifici già pericolanti, ma non si segnalano nuove vittime. Il bilancio dei feriti del terremoto di domenica ha intanto superato quota 1.400, mentre gli sfollati sono almeno 270mila. Per molti di essi questa sarà ormai la quinta notte all’aperto, in campi d’emergenza installati dalle autorità o sotto tende di fortuna che si sono procurati da sé. Secondo la Croce Rossa, circa 20mila persone non hanno ancora ricevuto soccorsi da domenica. Camion dell’esercito hanno distribuito acqua, cibo e medicinali sull’isola, ma la situazione rimane di emergenza. Il terremoto di oggi è il terzo più forte dal 29 luglio, ma arriva in scia a un’interminabile sequenza di scosse di assestamento, oltre 350 da domenica di cui una ventina percepite dalla popolazione. La scossa è stata sentita anche nella vicina Bali, senza però provocare danni. A Bali si sono spostati parte dei turisti che avevano prenotato per Lombok, ma a cui è stato sconsigliato il viaggio. Sebbene a Lombok le strutture turistiche – concentrate per lo più nel sud dell’isola – abbiano subito solo lievi danni, tanto che tra i morti non ci sono stranieri, migliaia di turisti hanno lasciato l’isola negli ultimi giorni e l’afflusso dei nuovi arrivati è minimo. Nell’arcipelago delle tre isole Gili sono rimasti solo residenti e proprietari dei resort o dei centri per immersioni, che nei giorni scorsi hanno dovuto fronteggiare la minaccia di bande di sciacalli. «Non era gente in cerca di cibo, ma bande organizzate probabilmente venute da Lombok per approfittare del caos», ha detto all’ANSA Marco Femio, un italiano proprietario di un resort a Gili Trawangan ma rifugiatosi ieri a Bali con la famiglia. Ora sulle isole c’è l’esercito e si sta cercando di ripristinare l’elettricità. La stagione è compromessa. «Ma proprio oggi ho ricevuto una prenotazione per la fine di settembre. Piano piano ci tireremo su», conclude Femio

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