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IL FOOTBALL RIPARTE CON PROTESTE INNO, TRUMP FURIOSO

Alle porte della nuova stagione per il principale campionato di Football Americano torna la protesta con i giocatori che in campo si inginocchiano durante l’esecuzione dell’inno nazionale, scatenando la furia del presidente degli Stati Uniti che twitta: «da sospendere senza lo stipendio!». Riparte così una polemica mai sopita e che di volta in volta tocca picchi di clamore nazionale, nonostante i tentativi della lega di Football a fare da paciere, intervenendo anche sul piano normativo con uno sforzo di ‘diplomazià che però ancora una volta non sembra placare gli animi. Sono gli incontri di ‘pre-stagionè questa volta la ‘pietra dello scandalò denunciata dal presidente Trump: A Philadelphia, il difensore degli Eagles (la squadra che ha trionfato nello scorso campionato), Malcom Jenkins, e il cornerback DèVante Bausby hanno alzato il pugno durante l’esecuzione dell’inno nazionale. A Miami due giocatori si sono inginocchiati. Altri sono rimasti negli spogliatoi. L’ex quarterback Colin Kaepernick ha twittato il suo sostegno ai colleghi atleti, era stato lui a lanciare la forma di protesta nel 2016, in campo per i San Francisco 49ers. Un gesto che si era poi ripetuto campo dopo campo, incontro dopo incontro, fino a cogliere l’attenzione del presidente Trump e scatenare la sua collera. Alla quale la Nfl ha tentato di reagire intervenendo per ‘regolarè la protesta, cercando di mettere alle spalle le polemiche pur nel rispetto della libertà di espressione e approvando una nuova norma, lo scorso maggio, che richiedeva agli atleti di alzarsi e mostrare rispetto sia alla bandiera che all’inno, consentendo comunque altre forme di dissenso, come la scelta di rimanere negli spogliatoi in quel frangente. Ma le discussioni in seno alla lega restano in corso e non è ancora chiaro quali saranno le linee guida per la nuova stagione. «Siamo tutti in attesa delle decisioni della Lega – ha detto Malcolm Jenkins dei Philadelphia Eagles, tra i protagonisti degli ultimi episodi – noi non ci faremo fermare e terremo fede a ciò in cui crediamo». Il fatto è che il presidente Trump non molla e torna con determinazione a bacchettare i giocatori: «guadagnano una fortuna facendo quello che amano», ha scritto su Twitter mentre è in New Jersey per una pausa estiva presso il suo Golg Club di Bedminster, suggerendo la sospensione senza stipendio per coloro che rifiutano di restare in piedi durante l’inno. «La gran parte di loro non sono in grado di definire ciò contro cui protestano», ha continuato il tycoon. I giocatori dovrebbero invece – ha insistito in una serie di messaggi – «essere felici, essere tranquilli!». La Nfl si trova quindi nuovamente fra l’incudine e il martello: «È stata impegnata in colloqui costruttivi con l’associazione dei giocatori», ha dichiarato il portavoce della Lega, Brian McCarthy e «le discussioni sono in corso – ha confermato. Ma le regole non cambiano al momento e anche a livello di club su eventuali azioni disciplinari le decisioni sono rinviate

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