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‘NDRANGHETA: GDF, SEQUESTRATI BENI PER 2 MLN A IMPRENDITORE VICINO COSCHE

Le Fiamme Gialle del Nucleo Speciale Polizia Valutaria di Reggio Calabria, hanno eseguito una misura di prevenzione patrimoniale emessa dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, con il coordinamento del Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano Paci e del Sost. Proc. Antonella Crisafulli. La misura di prevenzione, eseguita nei confronti di Alberto Pizzichemi imprenditore di Melito di Porto Salvo (RC) e del suo nucleo familiare, ha interessato 10 beni immobili (tra cui appartamenti e terreni a Reggio Calabria e Bologna), l’intero complesso aziendale di una rivendita di tabacchi (all’interno di un noto centro commerciale bolognese), nonché altre disponibilità finanziarie. Le indagini svolte, che hanno preso spunto dallo sviluppo investigativo di alcune segnalazioni di operazioni sospette inviate dagli intermediari bancari e/o finanziari, hanno consentito di dimostrare come l’imprenditore, operante prevalentemente nel settore degli autotrasporti, operasse nella zona grigia di contiguità alle cosche Iamonte (attiva nella fascia ionica della provincia reggina) e Piromalli (egemone sulla Piana di Gioia Tauro), così come anche emerso da riscontri operati sulle dichiarazioni di alcuni collaborazioni di giustizia, i quali, nel tempo, hanno indicato il proposto quale soggetto vicino alle citate consorterie di ‘ndrangheta. L’imprenditore, seppur formalmente incensurato perché assolto definitivamente dal delitto di associazione mafiosa, è stato ritenuto dal Tribunale Sezione Misure di Prevenzione inserito «in quella zona d’ombra» contigua alle organizzazioni criminali. La Corte di Appello, infatti, ha evidenziato che Pizzichemi «è un faccendiere che vive ai margini di quella che può essere considerata una zona grigia, fatta di connivenze e collusioni tra mafia, imprenditoria e poteri pubblici». Inoltre è stato destinatario nel 2010 di rinvio a giudizio per tentata estorsione, mentre nel 2011 è stato segnalato per frode fiscale mediante l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. A completare il quadro relativo alla pericolosità dell’imprenditore proposto giungono infine le numerosissime frequentazioni con soggetti pregiudicati o con precedenti di polizia per vari reati, tra cui numerosi soggetti contigui o appartenenti a cosche di ‘ndrangheta. In tale contesto le investigazioni a carattere economico/patrimoniale delegate dalla D.D.A. reggina al IV Gruppo del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria ed eseguite attraverso la ricostruzione dei flussi finanziari e delle vicende economiche dell’intero nucleo familiare dell’imprenditore, oltre a delineare la pericolosità sociale qualificata del proposto, hanno consentito di rilevare che gli investimenti dallo stesso effettuati nel tempo erano del tutto sproporzionati rispetto alle fonti di reddito legittimamente realizzate

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