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PONTE MORANDI: RENZI, CHI HA SBAGLIATO PAGHI E AUTOSTRADE DEVE FARE GRONDA

Matteo Renzi (Pd) ex presidente del consiglio dei ministri (2014-2016)

Matteo Renzi (Pd) ex presidente del consiglio dei ministri (2014-2016)

«Chi ha sbagliato deve pagare fino all’ultimo centesimo. Dire: ‘Revochiamo la concessionè fa aumentare i like e fa esultare chi non conosce le carte. Ma governare è più complicato che scrivere post su Facebook: se revochi la concessione paradossalmente fai un regalo ad Autostrade. Perché devi pagare un sacco di soldi per revocare la concessione e perdi le opere pubbliche che servono e per le quali loro sono impegnati. Già, perché quello che è chiaro è che va rifatto il Ponte Morandi, certo, ma va fatta anche la Gronda. Ed è un preciso impegno di Autostrade». Lo sottolinea Matteo Renzi, in un lungo post su Facebook. «Si scelgano gli avvocati migliori -prosegue l’ex premier- per andare al contraddittorio con Autostrade. Si vada fino in fondo all’azione giudiziaria senza guardare in faccia nessuno. Chi ha sbagliato paghi tutto. Autostrade oggi ha il compito di pagare tutto, fino all’ultimo centesimo, a cominciare dalla Gronda: revocando la concessione, invece, Autostrade incassa e non paga». «Fare la Gronda coi soldi destinati all’edilizia scolastica (come ha ipotizzato Salvini) sarebbe un autogol e un danno per tutti i Comuni. La Gronda -insiste l’ex segretario del Pd- va fatta subito e va fatta con i denari di Autostrade». Renzi poi contesta «chi come Luigi Di Maio dice che il mio governo ha preso i soldi da Benetton o Autostrade. È tecnicamente parlando un bugiardo. Se lo dice per motivi politici invece è uno sciacallo. In entrambi i casi la verità è più forte delle chiacchiere: il mio governo non ha preso un centesimo da questi signori, che non hanno pagato la mia campagna elettorale, né quella del Pd, né la Leopolda. Utilizzare una tragedia per attaccare gli avversari, mentendo, dà il senso della caratura morale e politica del vicepresidente del Consiglio». L’ex premier si sofferma poi abbondantemente sulla questione generale delle opere pubbliche. «Per favore: non facciamoci ridere dietro da mezza Europa. I vincoli dell’Unione europea non c’entrano nulla. Il ponte crolla in Italia, non a Bruxelles. Le opere pubbliche in Italia sono bloccate dai ritardi della burocrazia e dai veti di chi dice sempre no, dalla ‘comitatitè. La flessibilità per fare le opere pubbliche c’è già. Bisogna fare ciò che è progettato e per i quali progetti i soldi ci sono già. A cominciare dalla Gronda, ma proseguendo con tutti gli impegni già presi dalla Tav agli aeroporti, dalle strade siciliane alle ferrovie calabresi».

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