| categoria: editoriale, Il Commento, Senza categoria

L’amara lezione di Genova, tutti sapevano

Nei salotti dell’alta finanza, nei bunker del capitalismo pietas e umanità sono variabili, sono lussi che a certi livelli non ci si può permettere. Il profitto, le perdite, quelli sì sono elementi per cui gioire e disperarsi. Pensare che la famiglia Benetton, fratelli e nipoti, quelli che appaiono sorridenti nelle foto di copertina, siano diversi, siano più umani perché si sono fatti da soli, perché sono partiti da una maglieria di Ponzano Veneto, nella provincia trevigiana, è un errore. Tutto questo sia detto con la massima serenità possibile, nessuna voglia di colpire, di infierire. Perché da un lato è ovvio che i Benetton siano rimasti colpiti, come tutti, dalla tragedia, ma è altrettanto ovvio che le loro contromosse, il loro cordoglio ufficiale, le loro scuse, siano intervenute fuori tempo massimo, segno che anche loro, maestri della comunicazione commerciale, in questa situazione sono rimasti spiazzati e incapaci di reagire nel modo giusto. Se poi qualche perfido giornalista soffia sul fuoco raccontando prima della fagiolata in villa a Cortina con gli amici (stesse ore del cordoglio di Stato) per ricordare il fratello recentemente scomparso) e il successivo relax sullo yacht di famiglia questo cambia di poco le cose. Segna un distacco dalla realtà del paese, l’incapacità di capire, il cattivo gusto di fare come se nulla fosse accaduto. L’immagine è sporcata, le campagne liberal pilotate da Oliviero Toscani sono lontane, loro quasi si stupiscono, se ne escono con un comunicato di solidarietà che evidentemente qualche saggio amico ha sollecitato. Ma solo perché sono delle brave persone, stupite che un pianeta della loro galassia aziendale sia impazzito e abbia provocato vittime innocenti. Si può sostenere che non sapevano, che erano all’oscuro, che non si rendevano conto che le autostrade avute in concessione se non curate adeguatamente potevano diventare pericolose? I Benetton non vivono sulla luna. Ma per loro Autostrade, Autogrill, come altri investimenti sono soltanto questioni di soldi. La politica li ha aiutati a farne a palate, agevolandoli in ogni modo possibile, al resto dovevano pensarci i manager, quelli che sono andati poi al massacro sabato pomeriggio a Genova a offrire risarcimenti, a rendersi disponibili a rimettere tutto a posto. Loro sì che dovevano occuparsi di manutenzione ordinaria e straordinaria della rete autostradale. Oggi viene fuori, come spesso accade in Italia che si sapeva tutto. Ma si è sottovalutato, si è sperato di farla franca, non si è provveduto. I manager avevano avvertito i padroni? E questi ultimi avevano detto di provvedere o di fare finta di niente? Certo, risarcire in anticipo significa ammettere colpe e responsabilità. Che i Benetton ufficialmente rifiutano. Chi pagherà per quei morti, per il disastro provocato? E per quanto si potrà arrivare, chissà quando, ad un redde rationem,ci sarà mai cifra o provvedimento sufficiente a colmare il vuoto lasciato da quei 43 morti e a saldare la ferita inferta alla città di Genova?

Ti potrebbero interessare anche:

Mercato immobiliare, avanti pianissimo. E le quotazioni sono calate del 5,3%
Viterbo, il Tar salva Villa Buon Respiro e i suoi malati
Pizza che passione, nel mondo business da 62 miliardi euro
Assotutela: "Zingaretti attivi commissione inchiesta su morte Simona Riso"
Consulta boccia le supplenze reiterate
Putin "scalda" i russi: tornano i toni da guerra fredda



wordpress stat