| categoria: editoriale

Quanto lavoro (troppo) per le Procure

Indagate il ministro Salvini, ha tirato troppo la corda. Nel triangolo delle Bermude della politica italiana ci sguazzano i giudici. Quirinale-Palazzo Chigi- Viminale, tutto si gioca sui rapporti equivoci tra il presidente Mattarella e il titolare degli interni con la mediazione del premier Conte. Ancora una nave all’ancora con i profughi da sbarcare, ancora conflitti politici e istituzionali tra ministri leghisti e a cinque stelle, ancora una telefonata del capo dello Stato. Questa volta ci si mettono in mezzo le procure, sollevando questioni e ipotizzando reati. C’è da perdere la testa. La decisione politica di Salvini è legata ad una strategia governativa ben precisa, i magistrati ipotizzano sequestro di persona ed altro. C’è confusione di ruoli e di procedure, ma c’è anche una gran confusione sul piano del diritto. Nel senso che possono aver ragione e torto tutti, ed è difficile pensare che un governo non si sia cautelato sul piano normativo prima di prendere delle iniziative che sicuramente avrebbero avuto ripercussioni immediate. La ormai tristemente famosa “Diciotti” ha a bordo dei clandestini eritrei che gli altri paese europei stanno scansando nonostante precedenti accordi. La linea dura di Salvini paga? Certo è che il flusso dei migranti è drasticamente calato. Ora le Procure (tre per il momento) scendono in campo e tutto diventa più complicato. Da che parte starà il ministro? Giudici protagonisti nel bene e nel male anche a Genova. Risvegli tardivi, come quelli delle autorità competenti. Ma ora i magistrati stanno prendendo il controllo della situazione, scippandolo alla politica. Non c’è il muscolare Salvini, questa volta, ma cambia poco. Tutto sequestrato, perquisizioni, ipotesi sussurrate. Qualcuno dice che c’è un fronte di giudici ostile al governo e uno invece pronto ad accompagnarne la strategia. Quello che manca in ogni caso è la chiarezza.

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