| categoria: editoriale, Il Commento

Giochi pericolosi

Facciamo a chi rischia di più. Matteo Salvini tira la corda, sicuro di avere il Paese dalla sua parte. E’ un gioco pericoloso e c’è solo da augurarsi che il leader leghista abbia ben chiaro il limite estremo della sua mossa, quel punto oltre il quale sporgersi può essere controproducente, politicamente mortale. Se vince ha una prateria davanti, nessun ostacolo, un potere quasi assoluto; se perde crolla tutto, viene buttato al vento il patrimonio di voti e consensi, rischia grosso il governo. E’ un gioco pericoloso anche quello del “socio” Luigi Di Maio, oggi da un lato costretto ad essere solidare con il collega ministro per dimostrare all’esterno la coesione del governo, dall’altro spettatore interessato alla parabola di Salvini: potrebbe essere schiacciato dalla sua vittoria, ma potrebbe anche beneficiare da un suo ridimensionamento. Per i Cinque Stelle non è un buon momento, sul fronte internazionale il ministro degli esteri Moavero fatica a far comprendere la posizione di Palazzo Chigi, sul fronte interno ogni passo può c omportare uno scivolone e il popolo grillino perdona a fatica. Meglio occuparsi di economia e di lavoro, meglio giocare sul tavolo di Genova e del ponte Morandi, prima che l’opinione pubblica si scordi anche della tragedia di questo ferragosto. Pericoloso il gioco del Quirinale, ispirato alla politica solo in alcuni contesti. Siamo sicuri che Mattarella abbia fatto fin qui la cosa giusta? Pericoloso il gioco della opposizione. Invece di lasciare cuocere l’avversario nel suo brodo (si è salvato per il rotto della cuffia ma la fortuna può non durare a lungo) ha alimentato odio e tensione, ha sparato a palle incatenate, si è agitata oltre misura, ha scatenato la magistratura. Se Salvini dovesse passarla liscia per la sinistra sarebbe il crollo definitivo. E forse irreparabile. Una posizione più equilibrata avrebbe dato maggiori garanzie per il futuro. Non è pericoloso il gioco di Berlusconi, il Cavaliere deve fingere di esistere ancora politicamente. Dopo aver rotto clamorosamente con l’ex alleato oggi si schiera dalla sua parte per non alienarsi le simpatie di chi lo segue ancora. Ma il suo posizionamento appare ininfluente. Così come poco significativo è l’appoggio della Meloni. Pur coerente si trova in una posizione marginale, il recupero di immagine deve passare per forza attraverso qualcos’altro.

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