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Decreto immigrazione, le novità: più rimpatri e meno permessi di soggiorno

“Ritengo che per il decreto sull’immigrazione che andra’ in Consiglio dei Ministri domani non ci siano rilievi di incostituzionalita’, fascismo, razzismo, cattivismo. Togliere l’asilo a chi aggredisce un poliziotto mi sembra il minimo”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nel corso di una conferenza stampa al Viminale. “Chi vuole venire in Italia deve RISPETTARE gli italiani. Punto. Con il Decreto Immigrazione in arrivo torna il buonsenso”, ha detto su Twitter.

Ecco alcune delle novità previste dalla bozza del Decreto immigrazione, composto da 15 articoli.

Abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari – Il decreto “elimina la possibilità per le Commissioni territoriali e per il Questore di valutare, rispettivamente, la sussistenza dei ‘gravi motivi di carattere umanitario‘ e dei ‘seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano'”. Di fatto significa abrogare il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, previsto quando non si hanno i requisiti per l’asilo politico o per la protezione sussidiaria, principale canale di accesso a un permesso di soggiorno temporaneo per i richiedenti asilo.

3,5 milioni di euro in più al fondo per i rimpatri – Altro obiettivo primario è quello di aumentare il numero dei rimpatri verso i Paesi di origine o provenienza. per questo viene previsto lo stanziamento di 3,5 milioni di euro nel fondo per i rimpatri (500mila euro per l’anno 2018 e 1,5 milioni per ciascuno degli anni 2019 e 2020). Lo scorso luglio sono stati spostati 42 milioni dal fondo per l’accoglienza a quello per i rimpatri.

Revoca della cittadinanza – Viene introdotta la revoca della cittadinanza italiana “concessa ai cittadini stranieri che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale, avendo riportato condanne per gravi reati commessi con finalità di terrorismo o eversione”. L’intervento normativo “mira a consentirne l’allontanamento dal territorio nazionale, altrimenti precluso dall’acquisizione dello status di cittadino italiano, e si rende necessario e urgente nell’ambito delle politiche di prevenzione della minaccia terroristica anche connessa al fenomeno dei cosiddetti foreign fighters”.

“Unità Dublino” sul territorio – Con l’obiettivo di “ottimizzare e velocizzare le procedure”, si prevede “la possibilità di istituire, presso alcune prefetture, articolazioni territoriali dell’Unità Dublino già operante presso il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno”. Unità che ha il compito di determinare lo Stato membro dell’Ue competente dell’esame della domanda d’asilo presentata in uno degli altri Stati membri da un cittadino di un Paese terzo (o apolide) e di svolgere tutte le relative attività strumentali di supporto e relative al contenzioso.

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