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HA UCCISO FIGLI A REBIBBIA, IL SUO CASO FU SEGNALATO

Le manifestazioni di «intolleranza» verso i due figli da parte di Alice Sebesta, la detenuta 33enne che nella sezione femminile di Rebibbia ha ucciso i suoi bambini buttandoli giù per le scale, erano state segnalate dal personale che opera nel carcere, che aveva anche indicato la «necessità di accertamenti di tipo psichiatrico». È l’ultimo tassello del dramma che si è consumato nella casa circondariale di Roma. Un elemento che emerge dalla lettera che il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Francesco Basentini, ha scritto all’Asl Roma 2 e che chiama in causa il personale medico impiegato nella sezione donne di Rebibbia. Al punto che Basentini chiede di valutare nei loro confronti «l’opportunità di adottare tutte le più adeguate iniziative», fino alla loro «sostituzione». Dei due bambini, uno, la più piccola, di sei mesi, è morta sul colpo. Per l’altro, di circa 2 anni, trasportato in fin di vita al Bambino Gesù, era partito l’iter per l’espianto degli organi una volta accertata la morte cerebrale. Ma la madre non ha dato l’assenso. Nel frattempo, grazie al lavoro di Interpol e carabinieri, è stato rintracciato il padre dei due bambini: l’uomo, di nazionalità nigeriana, è detenuto in un carcere tedesco. Ieri gli inquirenti avevano lanciato un appello al fine di ottenere anche da lui l’ok per l’espianto degli organi. La donna, che attualmente è piantonata nel reparto di psichiatria dell’ospedale Pertini, è ora accusata di duplice omicidio. Per lei era scattato l’arresto in flagranza di reato e domani si terrà l’interrogatorio di convalida davanti al gip. La vicenda ha avuto conseguenze anche nel carcere: ieri il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha sospeso la direttrice della sezione femminile, Ida Del Grosso, la sua vice Gabriella Pedote e la vicecomandante del reparto di Polizia Penitenziaria Antonella Proietti. Quest’ultima, poche ore prima della tragedia, aveva relazionato sui profili di rischio che la donna manifestava in un apposito registro che avrebbe dovuto portare alla firma della direttrice: prima che lo facesse, è successo quel che è successo. Chi ha avuto modo di parlare con lei, l’ha sentita distrutta. Le misure nei confronti suoi e dei vertici del carcere stanno provocando la reazione dei sindacati dei baschi blu: Sappe, Uilpa, Osapp, Uil, Fns Cisl, Sinappe, Fp Cgil parlano di «provvedimenti sommari e carenti di motivazioni» e chiedono di evitare «capri espiatori» ritenendo che la vicenda non sia imputabile alla polizia penitenziaria. I sindacati sottolineano inoltre che è inaccettabile ci siano ancora situazioni in cui i bambini figli di detenute vivono in carcere. Mancano poi strutture alternative dopo l’abrogazione degli ospedali psichiatrici giudiziari. Magistratura democratica auspica che con i provvedimenti di sospensione adottati dal Dap «non si attacchi un modello di carcere che costituisce un’eccellenza nel panorama penitenziario italiano». Scende in campo anche il Pd che chiede al governo di ritirare il decreto sull’ordinamento penitenziario.

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