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SALUTE MENTALE/ Sistema penitenziario italiano e spagnolo a confronto

Primo Meeting Internazionale promosso dalla Asl Roma 4, dalla Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (SIMSPE) e Società Italiana Psichiatria delle Dipendenze (SIP-Dip.) su “Il sistema penitenziario italiano e spagnolo a confronto. Focus sulla salute mentale”. L’evento si è svolto lo scorso 3 ottobre presso l’Auditorium “Gen. C. Piccinno” di Roma ed ha visto la partecipazione del Ministro della Salute, Giulia Grillo, che ha ribadito la sensibilità e l’attenzione del ministero sulla condizione dei detenuti e l’importanza del confronto.
Hanno partecipato tra gli altri per l’Italia: STEFANO ANASTASIA Garante dei Detenuti Regione Lazio SERGIO BABUDIERI Direttore Scientifico SIMSPe onlus, Professore Ordinario e Direttore UOC e Scuola di Specializzazione di Malattie Infettive Università degli Studi di Sassari CAROLA CELOZZI Direttore CSM, Azienda Sanitaria Territoriale Roma 4 PIERLUIGI CERVELLINI Dirigente Medico, Medicina Penitenziaria ASL Roma 4 MASSIMO CLERICI Presidente Sip.Dip, Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze, Sezione speciale della Società Italiana di Psichiatria (SIP), Professore Associato di Psichiatria Università degli Studi di Milano Bicocca LUCIANO LUCANIA Presidente Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (SIMSPe onlus) MARIA LAURA MANZONE Dirigente Medico Psichiatra, Responsabile di Struttura Semplice Dipartimentale Servizio a Supporto dell’Attività Penitenziaria ASSTI Santi Paolo e Carlo Milano MAURO PALMA Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale GIUSEPPE QUINTAVALLE Direttore Generale Azienda Sanitaria Territoriale Roma 4 Comm. Straordinario Azienda Sanitaria Territoriale Roma 5 GIULIO STARNINI Direzione Generale Detenuti e Trattamento.

Dalla Spagna

In rappresentanza delle istituzioni spagnole sono intervenuti: CARLOS MUR DE VIU Plan Salud Mental JOSÈ MIGUEL ANTOLÌN MUGARZA Vice Presidente SESP JOSE JOAQUIN ANTÒN BASANTA Presidente SESP MODOALDO GARRIDO MARTIN Hospital Manager ELISABET TURÙ SANTIGOSA Director del programa de salud penitenciaria de la Conselleria de Salut JOSE ANTONIO DE LA RICA GIMENEZ Dir. Red de Salud Mental JOSE MARTIN ZURIMENDI Consejo asesor Salud Mental Euskadi MARIA AUXILIADORA CELDRÀN HERNANDEZ Pharmacist ALVARO MURO ALVAREZ Psychiatrist – colaborador nou model de asist sanit/penitenciaris. I loro interventi hanno tracciato la situazione attuale del contesto penitenziario spagnolo e hanno ringraziato l’Italia per l’invito al confronto e per i suggerimenti utili e concreti emersi durante la giornata di studio.

Il dibattito

Al centro del dibattito la necessità di offrire uguali condizioni di salute alle persone detenute con un Focus attento e puntuale sui disturbi mentali maggiori e l’assistenza psichiatrica penitenziaria visto l’alto rischio suicidario registrato.
“Il sistema penitenziario è diventato, negli ultimi decenni, un punto di riferimento importante nell’ambito sanitario a partire dalla necessità di offrire eguali condizioni di salute ai soggetti privati della libertà. Il passaggio dell’assistenza sanitaria dal Ministero della Giustizia a quello della Sanità ha indotto considerevoli cambiamenti sul piano giuridico e organizzativo. In questa dimensione la legge che ha decretato la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) ha ulteriormente complessificato il sistema e reso inevitabilmente centrale lo psichiatra. Non di rado, infatti, soggetti portatori di disturbi mentali – anche gravi – vengono collocati nel contesto penitenziario in quanto autori di reato e risultano oggetto di particolare attenzione diagnostica e terapeutica per valutarne la compatibilità alla permanenza in carcere o per il controllo di fattori di rischio sanitario particolarmente rilevanti dal punto di vista clinico quali, in primis, quello autolesivo e suicidario. L’evento ha messo a confronto realtà istituzionali e cliniche di due paesi – Italia e Spagna”.
Sistema penitenziario e Rems
Sulla difficile condizione delle persone private della propria libertà è intervenuto anche il Procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, che ha puntato l’attenzione sul disagio in carcere e sulla sensazione di solitudine e di abbandono che vivono i detenuti non tralasciando una panoramica sulle REMS sulle quali è intervenuto anche il dott. Giuseppe Nicolò che nel territorio della ASL Roma 5 ne dirige tre. Si è parlato anche di REMS attenuata (?).
L’evento è stato anche l’occasione per presentare il lavoro nato a seguito dell’istituzione di Board scientifico nazionale all’interno del “Progetto insieme Carcere e Salute mentale”.
Compongono il Board: Sergio Babudieri, Carola Celozzi, Massimo Clerici, Luciano Lucania, Maria Laura Manzone, Claudio Mencacci, Giuseppe Quintavalle e Giulio Starnini.

L’esempio del Lazio
Ad illustrare il lavoro che si sta facendo nella Regione Lazio, anche a seguito della firma del Protocollo di Intesa tra la Regione Lazio e il Ministero della Giustizia “Per l’esecuzione delle misure di sicurezza applicate in via definitiva o provvisoria nei confronti di soggetti affetti da vizio parziale o totale di mente”, è stato Giuseppe Quintavalle nel suo intervento “Il PDTA e le sue applicazioni a livello regionale”. “Difendere i diritti dei cittadini reclusi ed entrare nel vivo delle dinamiche centrali di un’istituzione chiusa, qual è quella dell’Istituzione Penitenziaria, ponendo a disposizione degli operatori princìpi e strumenti scientifici ed accreditati per la diagnosi e cura del disturbo mentale; uniformare gli interventi alle migliori pratiche conosciute fondandoli sulle raccomandazioni e linee guida accreditate; creare flussi informativi che partano da rilevazioni corrette e confrontabili dei dati epidemiologici relativi ai disturbi mentali in ambito penitenziario; attivare processi che conducano ad Alleanze tra colleghi, servizi ed istituzioni. Questi gli obiettivi del Progetto su cui si sta lavorando su più fronti. L’importanza di un PDTA dedicato ed esclusivo nasce quindi per migliorare la gestione del disturbo mentale del paziente detenuto, garantire equità di trattamento, facilitare i processi di presa in carico integrata e continuità assistenziale, la costruzione di un Piano Diagnostico Terapeutico Assistenziale per orientare azioni ed individui per stabilire cioè hi fa cosa. Un PDTA che riguardi tutto l’iter assistenziale di accoglienza-valutazione-presa in carico-monitoraggio-dimissione. Condivisione degli obiettivi e collegamento con le istituzioni esterne attraverso la costituzione di una Rete per la cura, riabilitazione e reinserimento nel tessuto sociale.
La Regione Lazio poi ha anche istituito un coordinamento interaziendale (un protocollo di intesa tra le Direzioni Generali della ASL in materia di assistenza alla popolazione detenuta); ha dato vita ad un Tavolo per la creazione di una cartella clinica informatizzata; ad un Tavolo per l’elaborazione di linee guida per la prevenzione del rischio suicidario; ad un Tavolo per l’elaborazione di linee guida per la Tutela della salute Mentale degli Adulti in ambito Penitenziario. Nasce anche un Osservatorio Regionale con la nomina di un medico coordinatore della rete regionale penitenziaria per l’appropriatezza dei trasferimenti dei detenuti per motivi di salute. A questo si aggiunga l’Accordo Stato-Regioni per il “Piano nazionale per la prevenzione delle condotte suicidarie nel sistema penitenziario.

Al termine dei lavori è emersa l’importanza di incontri e momenti di confronto che vedano protagonisti tutte le istituzioni e le figure che compongono il sistema ma un suo miglioramento.
Un sentito ringraziamento per la partecipazione e per gli interventi va al Procuratore generale di Roma, Giovanni Salvi, ed alla presidente dell’Ufficio di Sorveglianza del Tribunale di Roma dottoressa Maria, Antonia Vertaldi. Sentiti ringraziamenti vanno a tutti coloro che sono intervenuti ed alle società scientifiche che hanno presenziato al convegno. I loro precisi ed interessanti interventi hanno fatto di questo convegno un’utile ed importante momento di confronto su un tema delicato e di difficile trattazione.

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