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La conversione del ministro euroscettico

DI CARLO REBECCHI

Lo spread sopra quota 300 fa paura anche a chi la “scommessa” del deficit al 2,4% l’ha suggerita al governo giallo-verde. Lo si è capito quando quell’uomo, l’economista Paolo Savona, in un primo tempo non voluto come ministro dal presidente Sergio Mattarella per l’aureola di euroscetticismo che lo avvolge, è comparso nella sede della Stampa Estera, a pochi passi da Fontana di Trevi e dal Palazzo del Quirinale, per spiegare ai corrispondenti dei giornali e delle televisioni di tutto il mondo che il documento di economia e finanza di cui Bruxelles è in attesa di conoscere i particolari, cioè le fonti di finanziamento, è “moderato e con tutte le cautele necessarie”. E che si è cosparso il capo di cenere per condividere con i giornalisti “riflessioni e magari anche in qualche caso delle correzioni del mio pensiero”, perché tutti possiamo sbagliare. Così come è sbagliato, ha subito precisato, “far precedere il mio nome dall’aggettivo euroscettico”.
Peccato non tutti la pensino così. Qualche minuto prima, lo spread aveva chiuso a quota 302, dopo aver toccato i 312 punti rispetto al bund tedesco.Questo perché il progetto di politica economica dettato ai ministri “tecnici” (Giuseppe Conte, sulla carta premier; Giovanni Tria (ministro dell’economia e delle finanze), e Vincenzo Moavero Milanese (esteri) a Bruxelles non lo capiscono. Eppure, a chi ne ha ascoltato il ragionamento, Savona parla come un libro stampato. Ha ragione quando afferma che “i difetti dell’architettura europea” – e ne elenca una lista lunghissima – varata più di quarant’anni fa vanno corretti, perché sono fonte di equilibri che si ripercuotono sui popoli che fanno parte dell’Unione. Dice anche che molte causa della debolezza dell’Italia sono nostre, perché al governo giallo-verde gli esecutivi degli ultimi trent’anni hanno lasciato “in eredità un deficit del 2%” e aumentarlo dello 0,4% basta solo per mantenere le promesse elettorali”.
Il vero problema è però un altro, spiega. E’ che i populismi e i sovranismi che stanno crescendo in Europa sono stati creati dalle logiche europee sbagliate in partenza, mai corrette e che stanno ora costando agli europei sacrifici e povertà. Se si vuole impedire che ogni Paese alimenti un proprio sovranismo, che farebbe crollare l’Unione, bisogna “europeizzare” questo malcontento. Nessun Paese deve trovarsi nella condizione di elaborare una via d’uscita da solo, bisogna che cresce un movimento capace non di abbattere il Palais Berlaymont ma di aprire un dialogo con gli occupanti, che con il tempo hanno dato vita ad una “élite” che si è impadronita del potere che spetterebbe al popolo.
E’ con questa élite che il governo giallo-verde si sta in questi giorni scontrando, ha precisato Savona. L’impressione è quella di una nuova marcia-indietro dell’esecutivo – con alla tempia la canna fumante dello spread a quota 500 – dopo la rinuncia a mantenere il deficit al 2,4% per i prossimi tre anni. Che il ministro non più euroscettico spiegherà questo martedì sera anche, per la prima volta, a Porta a Porta.

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