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FOCUS/ PARTITA UE DIVIDE M5S-LEGA.FICO, MAI CON SOVRANISTI

Le convergenze parallele di M5S e Lega si fermano davanti alle Europee. La tornata elettorale che potrebbe rivoluzionare Parlamento e commissione Ue distanzia, nelle cruciali ore della manovra, Luigi Di Maio e Matteo Salvini e acuisce i malumori interni al Movimento sulle «concessioni» da fare all’alleato di governo. I due vicepremier in serata danno un’immagine di solidità in un vero e proprio blitz davanti Palazzo Chigi, da dove assicurano che, nonostante le bocciature, sulla manovra si va avanti. Ma le loro partite, in vista del voto europeo di maggio sono destinate a viaggiare su binari molto distanti e il rischio è che le ripercussioni della campagna elettorale all’orizzonte si sentano anche sulla manovra. Per il secondo giorno, infatti, in Europa Lega e M5S parlano linguaggi diversi. Salvini, nel corso del G6 di Lione, ribadisce la sua linea: un fronte comune con i partiti sovranisti europei con la possibilità di avere anche un unico «spitzenkandidaten», ovvero il candidato alla commissione Ue. «Ci ragioniamo e ci lavoriamo», spiega infatti il leader della Lega che punta anche ad un altro fattore: formare, all’interno del Parlamento Ue che nascerà dopo maggio, una maggioranza schiacciante con un Ppe dove è forte la trazione verso destra e dove il premier ungherese Viktor Orban intende restare con convinzione. A qualche centinaio di chilometri di distanza Roberto Fico viaggia su tutt’altro treno. Nella sua girandola di incontri a Bruxelles il presidente della Camera, di fronte anche agli europarlamentari del Movimento, torna a ribadire un concetto: «il Movimento non siederà mai con la Le Pen». Ed è un messaggio, quello di Fico, diretto anche a chi, nel Movimento, potrebbe essere tentato da patti di non belligeranza con la Lega in chiave europea. «Fico preferisce la compagnia di Juncker, Moscovici e delle vecchie mummie del Ppe e del Pse», è la dura replica della capo delegazione della Lega a Strasburgo, Maria Bizzotto. Ma, anche ai vertici del Movimento, ormai la linea sembra essere quella della corsa solitaria. Con un’appendice: fare, all’interno dei nuovi equilibri del Parlamento europeo, da ago della bilancia. «Con Orban e Le Pen non abbiamo niente che ci riguardi. Noi siamo una forza né di destra né di sinistra», sottolinea non a caso Di Maio che spiega: «siamo impegnati a creare un gruppo parlamentare europeo che consenta un’alternativa alla destra e alla sinistra». Le urne, tuttavia, sembrano agitare le acque interne ai 5 Stelle, sempre meno disponibili a concedere «misure» all’alleato leghista. È di queste ore, infatti, l’emergere di più di un malumore, tra i parlamentari del Movimento, sulla «pace fiscale» tanto caldeggiata dalla Lega. «Molti di noi temono che venga interpretata come un condono», spiega una fonte pentastellata proprio mentre dal governo si fa sapere come il dl fiscale non sarà, come previsto, sul tavolo del Cdm di domani. E, con l’avvicinarsi delle urne, i nodi saranno via via più duri da sciogliere, non solo sulla manovra ma su altri dossier «cari» alla Lega, come la legittima difesa

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