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COLPO BASSO TRUMP A PUTIN, ‘FORSE COINVOLTO IN OMICIDI’

Vladimir Putin è «probabilmente» coinvolto in assassinii e avvelenamenti. Colpo basso di Donald Trump al leader del Cremlino nella sua prima intervista da presidente al popolare programma ’60 minutes’ della Cbs, dove ha parlato a 360 gradi: dalla politica estera al cambiamento climatico, dal Russiagate all’imminente nuova stretta sugli immigrati, fino alla possibile uscita del capo del Pentagono Jim Mattis, che ritiene «una sorta di democratico». «Probabilmente lo è, sì», ha risposto alla conduttrice Lesley Stahl che gli chiedeva se fosse d’accordo con le accuse al presidente russo di essere coinvolto in «omicidi e avvelenamenti», ad esempio quello dell’ex spia russa Serghei Skripal a Salisbury lo scorso marzo, insieme a sua figlia Yulia. Vicenda nella quale Londra ha puntato il dito contro Mosca, che nega. Ma Trump è sembrato minimizzare la gravità di queste azioni sottolineando che «non sono accadute nel nostro paese», dimenticando che anche gli Usa si sono uniti agli europei nelle sanzioni alla Russia per il caso Skripal. Il tycoon ha inoltre sostenuto di aver avuto un incontro «molto duro» con Putin a Helsinki, dopo essere stato criticato invece proprio per essere stato troppo compiacente con lui, negando addirittura le conclusioni dell’intelligence Usa sulle interferenze russe nelle presidenziali americane. Il Cremlino si è affrettato a mettere i puntini sulle «i». «Il presidente Usa non ha pronunciato nessuna accusa diretta nei confronti di Vladimir Putin», ha sostenuto il portavoce Dmitri Peskov, sottolineando che bisogna «trattare con flessibilità le espressioni linguistiche» del tycoon. «Non può esistere alcuna accusa verso il presidente russo confermata da argomentazioni o prove», ha aggiunto. Peskov ha precisato anche che il summit di Helsinki è stato «molto duro» nel senso che «tutte le questioni sono state poste in un modo molto schietto» ed «entrambi i presidenti hanno toccato apertamente i temi in cui ci sono divergenze che si ripercuotono nelle relazioni bilaterali». Trump ha quindi ammesso che i russi «hanno interferito» nelle elezioni americane. «Ma anche la Cina lo ha fatto, insieme ad altri Paesi. E francamente la Cina è un problema più grande», ha ammonito, confermando così che ora il vero nemico è Pechino, in quella che tutti considerano una nuova guerra fredda per il primato geo-politico, economico e scientifico tra una potenza in declino e una in ascesa. Il tycoon, che all’assemblea generale dell’Onu aveva accusato il Dragone di interferire nelle imminenti elezioni di Midterm, ha ribadito che «forse» potrebbe imporre nuovi dazi alla Cina se reagirà alle tariffe americane, pur negando di volerla precipitare in una depressione economica. Infine la correzione, parziale, sul cambiamento climatico: il climate change, ha concesso, non è «una bufala» (come aveva sostenuto per la prima volta nel 2012): ma «non so se la causa sia umana». In ogni caso, il tycoon ha tagliato corto ribadendo di essere uscito dall’accordo di Parigi sul clima perché non intende perdere migliaia di miliardi di dollari e milioni di posti di lavoro

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