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Manovra, intesa su pensioni e fisco

5486c2bf6fa4bf3340575ba0c23fcefeTre vertici nel giro di ventiquattrore e poco prima del Consiglio dei ministri destinato ad approvare la manovra da 37 miliardi, M5S e Lega annunciano di aver siglato un’intesa su pensioni e fisco. La tregua arriva nel giorno in cui il governo è chiamato a inviare anche il Draft budgetary plan a Bruxelles, dove saranno messi nero su bianco numeri e contenuti della prossima legge di bilancio. Nonostante il caos e i litigi, che hanno portato Luigi Di Maio a disertare la prima riunione della giornata, a sera gli alleati festeggiano in conferenza stampa a Palazzo Chigi: non facciamo «miracoli» ma «manteniamo le promesse», assicurano il premier Giuseppe Conte e i vicepremier all’unisono. E ufficialmente smentiscono di aver approvato un nuovo condono: «Voi chiamatela come volete – risponde secco Conte ai giornalisti -. Noi la chiamiamo definizione agevolata. Le scelte lessicali sono libere». Meno definitivo il ministro dell’Economia Giovanni Tria: «per me no ma non lo so… perché è una serie di norme complesse che vanno viste una per una e nel loro insieme. Leggete e valutate», dice lasciando il verdetto ai cronisti e negando al contempo di aver mai pensato alle dimissioni («Non sono portato al masochismo: subire tutta legge di bilancio e la discussione per dimettermi dopo non avrebbe senso»). Gli alleati gialloverdi trattano per tutto il giorno per poi ritrovarsi a cedere, ciascuno, un pò di terreno: il taglio delle pensioni d’oro che garantirà un miliardo in tre anni, rilanciato con la gran cassa dal leader 5S, non sarà contenuto in un decreto legge bensì sarà inserito nella manovra dai tempi più lunghi in Parlamento mentre la riforma della legge Fornero, cavallo di battaglia soprattutto di Matteo Salvini, partirà già da febbraio e non più da aprile come era stato concordato la scorsa settimana. Su tutto, l’oggetto della discordia, la cosiddetta pace fiscale. Bisognerà attendere i dettagli per capire l’esatta portata della misura ma, secondo quanto fanno sapere fonti vicine a Luigi Di Maio, sarà prevista la «possibilità di integrare la dichiarazione dei redditi fino ad un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate con un tetto massimo di 100.000 euro». E poco dopo dalla Lega fanno sapere che «la tassazione sul maggiore imponibile Irpef dichiarato nei 5 anni precedenti sarà del 20%», ferma restando la soglia. I 5S fanno buon viso a cattivo gioco e rivendicano di aver messo in campo norme per «aiutare chi non ce la fa con le cartelle Equitalia» nonché di aver fissato tanti paletti da rendere la misura relativamente appetibile. Ma c’è chi è convinto che alla fine su questo fronte si sia consumata una resa, seppure parziale, da parte di Di Maio che ha dovuto cedere all’idea di introdurre una sanatoria per il ‘nerò. Sempre in tema fiscale, confermata la sanatoria anche per liti e cartelle con l’obiettivo di ridurre, dicono sempre dal governo, «moltissimo il contenzioso in Cassazione». A testimoniare la coerenza con la linea di sempre, intransigente contro chi punta a guadagnare in ‘nerò, viene confermato il carcere contro chi evade. «Niente salvacondotti», assicura più volte proprio Di Maio. L’accordo, che è ancora comunque da scrivere e che in Parlamento potrebbe essere oggetto di nuovi ritocchi, prevede anche il via libera ad un nuovo ulteriore decreto legge: una sorta di omnibus, che va da norme per garantire una Rc auto «equa» a una una norma sui commissariamenti della sanità per non «avere più casi De Luca», passando per lo stop ai pignoramenti della casa per chi ha crediti verso la Pubblica amministrazione e che prevede anche di tagliare «scartoffie e leggi inutili» garantendo «oltre 100 adempimenti in meno per le imprese». Ma nella manovra del «cambiamento» c’è spazio anche per gli aumenti di tasse ma «solo», precisano fonti leghiste, su «banche e assicurazioni».

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