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TAP: 36 ORE PER DECIDERE,«MA STOP HA COSTI TROPPO ALTI

Ancora 24-36 ore per decidere sulla sorte del gasdotto Tap. Anche se il sentiero per arrivare ad uno stop appare «molto stretto» e si fa sempre più vicino il via libera ai lavori per «i costi troppo alti» in caso di blocco. Prende ancora tempo il governo al termine dell’incontro avuto in serata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dal ministro del Sud Barbara Lezzi e dal ministro dell’Ambiente Costa a Palazzo Chigi con il sindaco di Melendugno, Marco Potì, e alcuni esponenti e parlamentari pugliesi del M5s per fare il punto sul progetto, da sempre avversato dai pentastellati. La riunione non ha posto fine all’incertezza sul completare o meno il Tap (Trans Adriatic Pipeline) ovvero il Gasdotto Trans-adriatico di 878 chilometri che porterà in Europa il gas dell’Azerbaijan approdando nel Salento. Anche se sembra ormai quasi certo il via libera. «Verifiche verranno ancora fatte dal ministro Costa nelle prossime 24-36 ore e prenderemo una decisione. Ma abbiamo le mani legate» – ha spiegato Lezzi al termine dell’incontro – dal «costo troppo alto che dovremmo far pagare al Paese» per fermare l’opera, un costo che «per senso di responsabilità non possiamo permetterci». «Ci saranno verifiche sulle cartografie» del progetto ha puntualizzato il ministro Costa: «parlo in particolare di eccesso di potere». Prima dell’incontro il sindaco di Melendugno Marco Potì, aveva ribadito il suo no: «È un’opera inutile, dannosa e molto pericolosa per le popolazioni e il territorio. Questo progetto si ferma perché Tap ha commesso delle illegalità e illegittimità: ci sono errori progettuali e falsificazione dei documenti, quindi si ferma non per responsabilità politica ma per responsabilità di Tap stessa». Al termine dell’incontro sindaco pugliese ha tuonato, invocando la creazione di «un clima politico ostile nei confronti del progetto Tap. Noi saremo i cani da guardia». E Gianluca Maggiore, portavoce del Movimento No Tap, da Lecce ha rincarato: «la battaglia continua e pure la richiesta di dimissioni in blocco degli eletti del Movimento 5 Stelle in caso ricomincino i lavori di Tap. Quello che è chiaro – afferma – è che si sta giocando. I ministeri non hanno i documenti, non sanno nulla». Già stamane contro la realizzazione del gasdotto Tap si era svolto un sit-in di protesta nel porto di Brindisi dove è ormeggiata la nave Adhemar D/Snt Venant, pronta a iniziare il cantiere TAP per i lavori in mare al largo di San Foca di Melendugno (Lecce). Sul posto alcuni esponenti dei movimenti No-Tap di Brindisi e Lecce che hanno fortemente criticato i 5 Stelle. Lo stesso vicepremier Luigi Di Mario il 9 settembre parlando proprio nella Fiera del Levante aveva ribadito: «Il movimento cinque stelle era ed è no Tap. Il dossier è sul tavolo del presidente del Consiglio» aggiungendo in quell’occasione: «Non si può prescindere dal dialogo con le comunità locali ed è inutile pensare di fare un’opera senza discutere col sindaco e i cittadini, passando per tutte le organizzazioni che si battono contro quell’opera». Opposta la posizione del vicepremier della Lega Matteo Salvini che proprio oggi parlando all’Assemblea Nazionale di Confimi Confindustria ha sostenuto: «Oggi dovrebbero ripartire i lavori per la Tap in Salento che abbasserebbe del 10% i costi dell’energia per famiglie e imprese. Anche lì il tira e molla. Io rispetto il contratto e la sensibilità degli alleati, ma l’Italia ha bisogno di più infrastrutture, strade e ferrovie e di viaggiare». Ma bisognerà ancora aspettare 36 ore per la decisione finale.(

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