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MATTARELLA A GOVERNO,RESPONSABILITÀ. IO VIGILO SU CARTA

Il momento è delicatissimo, le «tensioni» continue allarmano i mercati e condizionano le agenzie di rating. Ora basta scontri con l’Europa, bisogna fare e fare bene attraverso il dialogo: il presidente della Repubblica vigilerà. Ma intanto «occorre garantire la fiducia» e, soprattutto occorre «un alto senso di responsabilità da parte della politica». Sergio Mattarella sta lasciando Pontedera, dove ha ricordato la figura del suo predecessore Giovanni Gronchi, quando – ed è solo l’ora di pranzo – ha già mandato una serie di preoccupati avvertimenti accompagnati dalla conferma che il Colle guarda agli «indirizzi fondamentali della Costituzione, rispetto ai quali i programmi di governo sono una espressione». Tradotto: conti in ordine per il bene dell’Italia. Perchè, ha ripetuto, rimane «l’esigenza inderogabile di mantenere condizioni di sanità monetaria, attraverso una saggia politica per gli investimenti e le spese». Due sono le chiavi di lettura degli interventi presidenziali. La prima di taglio economico all’assemblea di Assolombarda dove ha chiesto ai partiti e alle imprese «uno sforzo condiviso per dimostrare la capacità del nostro Paese di affrontare le sfide». La seconda decisamente più politica da Pontedera dove ha ricordato al governo che il capo dello Stato è il «custode» della Carta e che eserciterà i suoi «doveri di vigilanza costituzionale». Non è un caso che Mattarella sia preoccupato: dopo una nottata passata a cercare di capire cosa stesse veramente succedendo dentro il governo dopo il giallo della «manovra manipolata», il capo dello Stato si è svegliato con lo spread in salita e un appuntamento al Quirinale che avrebbe preferito lasciare al governo, quello con Pierre Moscovici. Il commissario Ue agli Affari economici si è presentato al Colle con in tasca la prima durissima lettera di rilievi della Commissione alla legge di Bilancio dell’Italia. Un incontro informale – ed anche irrituale, tanto da rendere bene lo smarrimento delle autorità europee rispetto a quali possano essere oggi gli interlocutori italiani – sul quale il Quirinale si limita a far saper che è stato «cordiale e costruttivo» chiedendo che ci sia «il massimo di collaborazione con l’Italia». Perchè, ha detto Mattarella a Moscovici, solo con «il dialogo e il confronto si trova un’intesa». Il tutto mentre Mattarella è ancora in attesa di conoscere una parte fondamentale della manovra, cioè il decreto fiscale nella sua elaborazione finale e non «manipolata» che per il Colle è di competenza di governo e maggioranza. Ce n’è abbastanza per definirla una giornata campale nella quale il presidente, pur tra richiami e stoccate, si muove in punta di diritto, ricordando che non entra nelle prerogative del governo e certamente non tifa per la Commissione anche se ha predicato prudenza all’inviato di Bruxelles. Chiaro che una guerra nucleare tra Roma e Bruxelles non conviene neanche all’Europa e Mattarella sta cercando di frenare la corsa all’implosione. «Servono un dialogo costruttivo e un alto senso di responsabilità da parte della politica, delle istituzioni, delle imprese per scelte consapevoli con una visione di lungo termine nell’interesse collettivo», ha detto all’Assolombarda. Concetti che saranno stati più o meno ripetuti anche a Moscovici affinchè se ne faccia megafono tra i 27. Insieme a ciò che Mattarella, andando controcorrente, non si stanca di ripetere: la Ue non si tocca, «ha assicurato un patrimonio inestimabile di pace e di benessere». Perchè molti, ha osservato, hanno perso di vista «la ferma distinzione tra significato e insopprimibilità dei valori patriottici e le infatuazioni di vuoti rigurgiti nazionalistici».(

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