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TERREMOTO:POTERI A COMMISSARIO,IRA REGIONI ‘ESAUTORATE’

La ricostruzione post sisma diventa terreno di scontro politico a tutti i livelli istituzionali: è guerra tra i presidenti delle Regioni terremotate Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo, da un lato, e la maggioranza di governo M5s-Lega dall’altro. Un conflitto innescato da un emendamento della maggioranza al decreto Genova approvato in notturna, in base al quale il commissario alla ricostruzione post sisma, il geologo Piero Farabollini fresco di nomina (sostenuto da M5s) potrà emanare le proprie ordinanze senza la «previa intesa» con i governatori ma semplicemente avendoli «sentiti». Una modifica che ha scatenato prima la reazione delle opposizioni, poi quella irata dei governatori, tutti del Pd. I quali, per protesta contro quello che definiscono «un colpo di mano», non si sono presentati all’incontro fissato per oggi con Farabollini. In quanto subcommissari alla ricostruzione, si sono sentiti «esautorati» da una scelta «grave e miope» che produrrà «contenziosi e ricorsi». A partire dal loro, dato che stanno valutando se rivolgersi alla Corte Costituzionale. Al loro fianco si schierano vari parlamentari Pd da Stefania Pezzopane, che parla apertamente di «un’azione politica», Chiara Braga, Luciano Pizzetti, Davide Gariglio, ad Alessia Morani. Ma critiche vengono anche da Forza Italia e da Fdi. Per i parlamentari della maggioranza che hanno presentato l’emendamento invece si tratta di un modo per dare più poteri al commissario e alleggerire la burocrazia che ha rallentato la ricostruzione post terremoto. E dai deputati di M5s Patrizia Terzoni e Lega Tullio Patassini viene l’appello affinché i governatori collaborino con il commissario. Ma i diretti interessati sono infuriati: di «un colpo di mano, anzi di manona» parla il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, che nell’emendamento vede un preoccupante segnale di «neocentralismo». «Dal Governo un colpo ai territori. Non conteranno più niente nella scrittura delle ordinanze per la ricostruzione dopo il terremoto. L’opposto di quello che servirebbe» twitta il collega del Lazio Nicola Zingaretti. E la presidente dell’Umbria Catiuscia Marini si affida a Facebook per esprimere il proprio sconcerto e prevedere «il caos. A Genova dicono che deve fare tutto il sindaco, nelle aree del sisma tutto Palazzo Chigi». Con i governatori si schierano i sindaci (critici sul modello di ricostruzione), rappresentati da Anci Marche: «ora si deciderà solo a Roma». A fine giornata interviene Farabollini: i presidenti delle Regioni «hanno scelto di interpretare in modo strumentale un passaggio legislativo per lo snellimento della ricostruzione post sisma. In questo modo si continua a rispondere non alla gente, ma alle logiche della vecchia politica che non appartengono né a me né al Governo». Uno snellimento che è necessario, insiste, di fronte ad un ricostruzione rimasta «al palo». Tra le polemiche si inserisce anche un altro emendamento a firma M5s-Lega per sanare eventuali abusi edilizi preesistenti negli immobili da recuperare, uno dei fattori che hanno intralciato la ricostruzione. Una proposta che piace ai sindaci di Amatrice e Ascoli Piceno, ma che a fine giornata viene accantonata perché troppo spinosa: potrebbe aprire la porta a maxisanatorie.

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