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STOP A STRAORDINARI MEDICI E DIRIGENTI, PROTESTE IN ATTESA SCIOPERO

Stop agli straordinari per medici e dirigenti sanitari dal 22 ottobre. In vista delle giornate di sciopero del 9 e 23 novembre l’intersindacale medica avvia un calendario di iniziative di protesta che cominceranno proprio con il «blocco degli straordinari in tutte le aziende sanitarie, l’astensione dalle attività non comprese nei compiti di istituto, la richiesta da parte dei dirigenti di usufruire di tutti i giorni di ferie accumulate, il pagamento di tutti i turni guardia eccedenti l’orario contrattuale». Si prosegue giovedì 25 ottobre con assemblee nei servizi del territorio. Mentre lunedi 29 ottobre sono previste assemblee in tutti gli ospedali, aperte a tutti gli operatori e ai cittadini, per discutere le motivazioni delle iniziative sindacali. Venerdi 9 novembre, in concomitanza con lo sciopero, saranno tenuti sit-in davanti alle sedi delle singole Regioni. Infine, venerdi 14 novembre, a Roma, sarà organizzata un’assemblea a cui saranno invitati gli esponenti di tutti i gruppi politici che siedono in Parlamento. «A Governo, Regioni e Parlamento – si legge in una nota dei sindacati – chiediamo uno scatto di responsabilità che eviti il crack del Ssn. Potrebbe essere uno degli ultimi appelli prima che la più grande infrastruttura sociale del Paese non venga privatizzata, proprio mentre si vorrebbe nazionalizzare tutto, ed il diritto alla salute affidato alla intermediazione finanziaria ed assicurativa, al luogo di residenza ed al censo». Sul tavolo, in particolare, «rimangono aperte due questioni la cui risoluzione richiede un intervento legislativo, preso atto delle resistenze del Mef e delle risoluzioni di alcune Corti dei Conti. »La prima – continua la nota – è rappresentata dall’inserimento nella massa salariale soggetta agli incrementi contrattuali dell’indennità di esclusività. Il valore di questa operazione è più politico che economico. Valorizza in particolare la scelta di un rapporto di lavoro esclusivo dei professionisti nei confronti del Ssn e delle aziende sanitarie. L’indennità è ferma ai valori del 2000, allorquando fu istituita, e sono inaccettabili ulteriori svilimenti«. La seconda è legata al »pieno ritorno nei fondi accessori della retribuzione individuale di anzianità dei professionisti che vanno in quiescenza. L’alimentazione economica dei fondi accessori, bloccata dal maldestro articolo 23 comma 2 della Legge 75/2017, è un volano irrinunciabile se vogliamo retribuire il disagio lavorativo e garantire una carriera professionale a circa 120 mila dirigenti dell’area sanitaria. Rifiutiamo con fermezza il tentativo messo in atto da Regioni e Governo di far competere sulle stesse scarse risorse del Fsn il diritto alla cura dei cittadini e quello ad avere un contratto dignitoso di chi quelle cure deve erogare«, concludono i sindacati

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