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IL PUNTO/ Tutti ai piedi di Giuseppe Conte

L’appeal sorprendente e inatteso del premier. “ Ho preso un impegno: sono il garante del contratto di governo e lo sarò fino all’ultimo giorno” . Oggi a Palazzo Chigi comincia a governare lui, la necessità e la capacità di mediare tra i due vice premier e di riportarli alla ragione, ad un discorso comune è la sua forza.
DI GIACOMO TOSI

«Vi do una notizia in anteprima: mi sono ridotto lo stipendio del 20%, mi sono ridotto anche la scorta perché era giusto farlo». Giuseppe Conte alla fine è il nuovo eroe del Movimento Cinque Stelle. Quando pronuncia questa frase sono applausi da stadio al Circo Massimo, solo Beppe Grillo avrà una performance superiore. Il premier di questo confuso, amato, contestato, temuto governo giallo-verde alla fine si rivela la carta vincente della scommessa politica giocata da Salvini e Di Maio. Sembrava un vaso di coccio tra i vasi di ferro, una sorta di prestanome, di cuscinetto. Invece rivela una personalità e un appeal sorprendenti e inattesi. Ora i grillini lo amano, gli avversari lo rispettano, il paese impara a conoscerlo, il Quirinale lo preferisce come interlocutore e i cagnacci di Bruxelles preferiscono trattare con lui. L’uomo del dialogo, il collante delle diverse anime del governo. Tutto si può riassumere nella frase scanzonata pronunciata davanti ai cinquantamila del Circo Massimo e alla platea mediatica da Beppe Grillo: «In quattro mesi era un cazzo di professorino e adesso è qui a dire ‘cambieremo il mondo’». Bella metamorfosi per il docente di diritto privato da 143 giorni alla guida del governo del Paese. Giuseppe Conte arriva senza cravatta ma in vestito blu, un sorriso sicuro lo accompagna durante tutto il corso del suo intervento. Accolto da applausi calorosi dal pubblico del Circo Massimo, che sembra apprezzare questo pugliese trapiantato a Firenze e, da un giorno all’altro, ritrovatosi a Palazzo Chigi «per caso», come ammise lui stesso in un incontro pubblico. Luigi Di Maio lo introduce con parole di miele: «posso dire che sono orgoglioso del mio, del vostro presidente del Consiglio. Giuseppe Conte é il cittadino che si fa Stato». Tutto vero o comunque verosimile. Oggi a Palazzo Chigi comincia a governare lui, è il suo governo, la necessità e la capacità di mediare tra i due vice premier e di riportarli alla ragione, ad un discorso comune è la sua carta vincente, la sua forza. Sono tutti costretti a ricorrere a lui, a sperare in lui. C’è da rispondere alla Ue, c’è da sostenere il tremebondo ministro Tria, c’è da convincere i media internazionali delle ragioni dell’Italia. E il suo messaggio è chiaro. Deciso. «Il cammino del governo sarà lungo, molto lungo, se ne facciano una ragione», dice. E ancora: «L’Impegno governativo per fare tutto questo é lungo.Scrivetevelo: 2023. Ho preso un impegno: sono il garante del contratto di governo e lo sarò fino all’ultimo giorno”. Meglio di così. Da un altro palco, a Firenze, Matteo Renzi nelle stesse ore cerca un complicato recupero personale e lancia la sua sfida. La distanza, in questo momento, è lunare

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