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LA CARTINA DI TORNASOLE/ Miliardi in fuga verso la Svizzera

Secondo stime bancarie il ritmo sarebbe di 20 al mese. Tutto colpa dell’incertezza provocata dall’arrivo a Palazzo Chigi di una squadra di governo di M5S e Lega. I clienti delle banche trasferiscono i loro capitali alla luce del sole attraverso i regolari canali. Obiettivo: proteggere i risparmi da un eventuale prelievo forzoso sui conti correnti come fece nel 1992 il governo Amato

Di Carlo Rebecchi
Negli ultimi tre-quattro mesi cine di miliardi di euro sono usciti dall’ITalia. Secondo la Banca d’Italia addirittura 78 miliardi nei soli mesi di inizio estate, ma stime bancarie fanno capire che l’emoraggia sarebbe proseguita al ritmo di oltre 20 miliardi al mese. Tutto colpa dell’incertezza provocata dall’arrivo a Palazzo Chigi di una squadra di governo, quella giallo-verde di M5S e LEGA, decisa ad attuare una vera e propria “rivoluzione” in tutti i campi. Incertezza accentuata poi dalle bocciature che sulla legge di bilancio italiana piovono da ogni parte.

Ora gli “spalloni”, a differenza che in un passato abbastanza recente, non ci sono più. Il flusso però non si interrompe, è sempre lo stesso: capitali che escono dall’Italia diretti verso i forzieri di banche svizzere. Fino a qualche anno fa, molti andavano nelle banche svizzere, nel Canton Ticino, di nascosto, adesso non più. tutto è lecito, legale. Non si tratta infatti di eludere il fisco. La legge permette al risparmiatore di trasferire i propri soldi in qualsiasi banca del mondo, nel rispetto ovviamente delle regole antiriciclaggio e della tracciabilità del denaro. E così i clienti trasferiscono i loro patrimoni alla luce del sole (passaggio necessario dopo la Voluntary Disclosure del 2015), attraverso i regolari canali bancari – bonifici, trasferimenti titoli – con lo scopo di proteggere i loro risparmi da un eventuale prelievo forzoso sui conti correnti, come fece il governo Amato nel 1992.

“La Svizzera è un porto sicuro – spiegano i funzionari delle banche svizzere ticinesi– e i risparmiatori temono soprattutto le ripercussioni della manovra sui beni accantonati”. In primo luogo, “impensierisce la mancanza di chiarezza del Documento di economia e finanza (DEF)”. Sul lungo termine, l’attenzione è però rivolta agli investitori, che “potrebbero recepire negativamente il DEF e di conseguenza smettere di acquistare il debito pubblico italiano, necessario per finanziare la spesa pubblica”. Senza fondi, sembrano temere secondo i banchieri svizzeri parecchi di quelli che hanno un discreto conto in banca, il Governo giallo-verde potrebbe decidere di rivalersi sui depositi dei cittadini, mettendo in atto un prelievo forzoso. E gli italiani hanno ancora nella mente quando a mettere loro le mani in tasca fu, oltre un ventennio fa, il Governo guidato da Giuliano Amato. Una decisione senza precedenti: una patrimoniale sui conti correnti degli italiani, il famoso 6 per mille sui capitali, dopo una svalutazione della lira che aveva messo in ginocchio le finanze del Paese.

Il direttore dell’Associazione bancaria ticinese (ABT), Franco Citterio, condivide le preoccupazioni dei molti che si presentano agli sportelli delle banche del Canton Ticino. “Ci sono diversi elementi del documento che lasciano perplessi, sia riguardo al futuro del Governo stesso, sia nei confronti di chi dovrà pagare la manovra. spiega .- Se gli obiettivi di spesa sono chiari, non altrettanto lo sono le indicazioni su dove si andrà a recuperare le risorse”. Pertanto, “è assolutamente comprensibile il timore dei risparmiatori italiani. L’aumento dello spread significa vedere scendere i propri risparmi e già questo rappresenta un elemento concreto di preoccupazione”. Inoltre, prosegue Citterio, “si aggiunge l’esigenza di riuscire a diversificare gli investimenti: in un Paese politicamente instabile come l’Italia, diversificare anche solo il conto in un Paese estero permette di spostare il rischio, diminuendolo. In questo senso, la Svizzera ha sempre qualche carta interessante da giocare. La logica del risparmiatore si basa sulla sicurezza: ancora prima di valutare i rendimenti, si cerca di posizionarsi laddove ci sono basi più sicure”.

Al momento si vedono molti italiani che si informano sull’apertura di un conto in Svizzera ma non si sa quanti poi lo facciano. ”Non sono però in grado di confermare se effettivamente sia già avvenuto un passaggio di capitali sui conti elvetici”, in quanto “non abbiamo dati statistici che lo comprovino. E poi, queste decisioni vengono di solito prese dopo una serie di ragionamenti. Senz’altro il pensiero può già frullare nella testa dei clienti, ma da lì a muoversi davvero il passo non è necessariamente breve”. Ma c’è chi la pensa diversamente. “La tendenza è ormai assodata e le domande di espatrio sono sempre di più. una delle opzioni più gettonate è quella di affidare il proprio patrimonio a una Sicav di diritto lussemburghese”. Tra gli operatori del settore c’è poi chi sottolinea una specie di paradosso. Da una parte l’invito del governo italiano agli stranieri che hanno grossi capitali dall’estero a stabilirsi in Italia per poter beneficiare di un importante forfait fiscale (vero, Cristiano Ronaldo?); dall’altra i capitali italiani che cercano sicurezza altrove.

Infine una postilla. La libertà della circolazione valutaria potrebbe, nei fatti, non esistere del tutto. Un decreto del presidente della Repubblica del 1988 contiene infatti numerose restrizioni ai movimenti di capitali, riferendosi in particolare alla possibilità di un ricorso da parte del governo ad un semestre di misure eccezionali di salvaguardia, richiamandosi al trattati Che e Ue, “se movimenti di capitali causino o minaccino difficoltà gravi per il funzionamento dell’Unione economica e monetaria”. In proposito il quotidiano economico Il sole 24 ore ha chiesto lumi all’ufficio del ministro Paolo Savona ma senza avere ancora ottenuto risposta.

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