| categoria: Dall'interno

ADDIO BOTTEGHE, IN 10 ANNI 100.000 NEGOZI IN MENO

Quello fra il 2006 e il 2016 è stato un decennio decisamente nero per i negozi di quartiere, le botteghe artigiane e in generale per le attività commerciali con meno di 10 dipendenti. In 10 anni ne sono scomparse più di 100.000, con un tasso di mortalità che non ha lasciato scampo. Ci si rende ancora più conto del problema se si pensa che i piccoli negozi sono il 90% del tessuto commerciale italiano, raggiungono il 40% del fatturato del settore e danno lavoro al 60% degli addetti. Certo, il periodo in oggetto è stato attraversato da diverse fasi cicliche, comprese due recessioni e tre periodi di crescita, ma la fotografia scattata dall’Istat in occasione di un approfondimento sul lavoro domenicale presentato alla Camera dei Deputati (dove si stanno esaminando i ddl sulla disciplina degli orari di apertura dei negozi) non lascia molto spazio alle notizie positive. Nel decennio considerato «tutte le tipologie di esercizi registrano, in tutti gli anni considerati, tassi di mortalità superiori ai rispettivi tassi di natalità, con pochissime eccezioni», spiega l’Istituto che lascia uno spiraglio solo per i negozi non specializzati e quelli legati alla tecnologia: gli unici a mostrare dei segni di ripresa. Sebbene riguardi soprattutto la grande distribuzione, il lavoro domenicale coinvolge anche i piccoli negozi. Nel 2016 più della metà dei dipendenti del commercio (il 54,4%) ha infatti lavorato almeno una domenica. Lo ha fatto il 76,1% di chi è dipendente della Gdo e il 36,4% di chi lavora in negozi di quartiere e botteghe. Fra tutti i lavoratori domenicali del commercio, quelli che sono stati attivi almeno una domenica su due sono il 21%, più di uno su cinque. Questi «stakanovisti del giorno di festa», non a caso, sono soprattutto giovani e donne. Nella Gdo il 40,8% dei super lavoratori domenicali sono under30, mentre nella piccola distribuzione la percentuale scende al 25%. Le super lavoratrici della Gdo sono poi il 28,1% (contro il 23,3% dei colleghi uomini) mentre nei piccoli negozi sono il 18,9% contro il 12,1%. La particolare predisposizione di queste due categorie al lavoro domenicale si spiega con l’aumento dello stipendio per chi è disposto a sacrificare il giorno di festa restando in negozio. La differenza nella retribuzione è infatti più marcata per i rapporti di lavoro con minore anzianità e questo spiega la maggioranza di giovani fra i lavoratori domenicali. Per le donne, la spiegazione sta nel poter colmare con questo lavoro extra il gap salariale. Che più della metà degli addetti del commercio abbia lavorato almeno una domenica è «una ragione in più per non vietare queste aperture», ha fatto notare il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona. Della stessa opinione anche il Codacons, il cui presidente Carlo Rienzi lancia l’allarme: «Se davvero si disporranno le chiusure domenicali, i piccoli negozi scompariranno letteralmente dalle città»

Ti potrebbero interessare anche:

'Ndrangheta: don Ciotti, aiutare i figli dei pentiti a cambiare identità
Agrigento e le 1.300 sedute fantasma dei consiglieri. In città scoppia la rivolta
Porto Cesareo, festini hard con gli elettori in cambio di voti: a processo ex vicesindaco e assessor...
Trasporti: Moby e Tirrenia lanciano tariffe low cost
Dopo Roma e Firenze il vento dell'Europa spira su Venezia
ORGOGLIO BORSALINO, ALESSANDRIA IN PIAZZA PER SUA AZIENDA



wordpress stat