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MUORE LANCIANDOSI DA TRENO IN CORSA, ERA SENZA BIGLIETTO

È morto, forse per evitare i controlli, lanciandosi da un treno in corsa. Era sprovvisto di biglietto il nigeriano di 33 anni, regolare sul territorio nazionale, che ha perso la vita poco dopo la stazione di San Germano Vercellese. Viaggiava su un regionale, diretto a Novara, quando ha dato in escandescenza e, davanti al personale di scorta della Polfer che invano ha tentato di trattenerlo, si è buttato da un finestrino. La procura di Vercelli ha aperto una inchiesta, affidata al sostituto procuratore Davide Pretti, e disposto l’autopsia. Erano passate da poco le 11.30 quando sul 20013 Chivasso-Novara è scattato l’allarme. Secondo la prima ricostruzione degli inquirenti, la vittima era salita sul treno alla stazione di Santhià (Vercelli). Molto agitato, l’uomo si era diretto nella prima carrozza. E, senza un apparente motivo, aveva iniziato a percuotere la porta della cabina del macchinista per tentare di entrarvi. Gli agenti della Polfer presenti sul convoglio, subito intervenuti con il capotreno, hanno cercato di tranquillizzarlo. E sembravano esserci riusciti, quando li ha aggrediti. Un agente è stato colpito da un pugno in pieno volto e ferito con un morso ad un braccio. Fulminea l’azione in cui ha abbassato il finestrino, dopo avere saltato su alcuni sedili per guadagnare la fuga, e si è lanciato all’esterno nonostante il tentativo dei poliziotti di afferrarlo per le gambe. Il capotreno ha azionato la frenata d’emergenza e, insieme ai poliziotti, ha attivato i soccorsi. La circolazione dei treni è rimasta interrotta per due ore, tra Santhià e Vercelli, per consentire le ricerche dell’uomo, trovato morto dietro ad alcune sterpaglie, lungo la massicciata della ferrovia. Ventuno i treni coinvolti: otto regionali hanno registrato ritardi fino a due ore; cinque sono stati cancellati per l’intero percorso, mentre tre Eurocity e cinque regionali sono stati cancellati per parte del percorso. Tra gli effetti personali della vittima, contenuti all’interno di uno zainetto, non è stato trovato nulla in grado di aiutare gli inquirenti a capire il motivo del gesto. A chiarirlo saranno dunque gli accertamenti disposti dalla magistratura, che nei prossimi giorni ascolteranno i testimoni, a cominciare dagli agenti della polizia ferroviaria intervenuti, che, sotto choc, sono stati accompagnati in ospedale per le cure del caso.

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