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Venezia nelle mani di Toninelli

veneziaacxuqaltrNell’anniversario della tragica “Aqua granda” del 1966 Venezia si trova ancora vulnerabile. La beffa del Mose, mai finito e di uno Stato impotente che risponde ad ogni allarme come se fosse sempre il primo. Paradosso, a proteggere la città sostanzialmente sono ancora le difese a mare realizzate dalla Repubblica Veneta nei secoli andati. Ma di fronte al ripetersi di fenomeni metereologici eccezionali serve ormai altro. E’ salito in laguna il ministro grillino per le infrastrutture, ci penserà lui, si è fatto consegnare i dossier sulla questione e li sta studiando. Con tutto il rispetto, stiamo tremando

 

Di Giovanni Tagliapietra

 

Nei giorni scorsi si è ricordata con enfasi l’alluvione di Firenze, sono stati celebrati ancora una volta i volontari che in quelle cupe giornate accorsero sulle rive dell’Arno per dare una mano, per salvare manoscritti e capolavori dal fango e dalle acque del fiume. Senza campanilismo né polemica. Della eccezionale marea che in quelle stesse ore sommerse Venezia si è parlato con altro tono, e il fatto che la città sia ancora sotto schiaffo pare non susciti reazioni particolarmente partecipate.  Nessuno sembra voler ricordare che per tenere in vita la Serenissima e i suoi gioielli si mobilitò il mondo intero con uno sforzo finanziario poderoso e che più che lo Stato furono i Comitati Privati sorti spontaneamente e fortemente determinati a consegnare ai posteri quel che ancora c’è da vedere (ed è moltissimo). Ora Venezia  riscopre una precarietà che fingeva di aver dimenticato e non saranno certo i milioni di visitatori che hanno trasformato la laguna in una enorme Disneyland a mantenerla in vita. Non bastava l’oltraggio quotidiano del turismo straccione low cost,  delle Grandi Navi in Bacino San Marco, ci volevano la dabbenaggine e l’incuria a portare la Serenissima sull’orlo del baratro. C’è l’allarme per i mosaici di San Marco, andati drammaticamente sotto per l’ennesima volta e seriamente danneggiati; pochi ricordano che un piano per blindare la Basilica e i suoi tesori  dalle acque della laguna è pronto da tempo. Un milione di euro sarebbe bastato per mettere in sicurezza praticamente tutto. Ma i lavori non sono iniziati, chissà perché.  C’è un malinteso senso di stupore per quelle paratie mobili che dovevano salvare Venezia da l fenomeno dell’acqua alta e che non sono mai divenute operative. Anzi. In corso d’opera sono marcite per il salso e la ruggine. Da un pezzo  questo stato di cose viene denunciato invano, in prima fila c’è il  vecchio, intramontabile Arrigo Cipriani, quello dell’Harry’s Bar.  Continuano ad imbrogliare i veneziani (a proposito, salvare Venezia per chi, per qui 40mila superstiti del centro storico c he vanno estinguendosi  per vecchiaia?), continuano ad imbrogliare il mondo, che considera Venezia una delle meraviglie da visitare almeno una volta nella vita. Dicono che il Mose, nome importante per una truffa miliardaria, forse sarà pronto per il 2021. Non ci crede nessuno e ci si chiede se per quell’epoca Venezia  avrà ancora qualcosa da salvare. Per il colossale spreco di risorse, per le vergognose manovre che hanno dirottato miliardi e miliardi nelle tasche di politici, amministratori, imprenditori, faccendieri ormai non si può fare nulla e naturalmente chi all’epoca era contrario a quel complicato meccanismo di paratie ancorate sul fondo della laguna pronte a sollevarsi per sigillare la città in caso di pericolo può dire con la ragione del dopo di aver avuto ragione.  Ma al netto delle polemiche c’è una realtà da affrontare in fretta. Di fronte a fenomeni estremi come quelli che ci  piovono addosso in questi ultimi mesi  non c’è da essere ottimisti. Paradosso dei paradossi,  a proteggere la città sostanzialmente sono ancora le difese a mare realizzate dalla Repubblica Veneta nei secoli andati, i “murazzi”  Ma di fronte al ripetersi di fenomeni metereologici  di questa entità serve ormai altro. Quello che si poteva fare di ordinaria amministrazione è stato fatto, quel che si poteva rialzare e rafforzare è stato rialzato e rafforzato. La pulizia dei canali in qualche modo avviene e questo alleggerisce la pressione della marea. Ma poi?  E’ salito in laguna il ministro grillino per le infrastrutture, Toninelli, quello che brancola tra Tav, Tap e similari. Ci penserà lui, ha detto,  si è fatto consegnare i dossier sulla questione e li sta studiando. Con tutto il rispetto, stiamo tremando.

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