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SÌ TAV NON SI FERMA, SABATO TUTTI IN PIAZZA

Tutti in piazza, «senza etichette, senza bandiere, senza simboli», «per la crescita di Torino e dell’Italia». Il mondo produttivo marcia compatto verso la manifestazione di sabato a favore della Torino-Lione. E, nel giorno in cui la sindaca Chiara Appendino prova a smorzare i toni del confronto, assicurando che le scelte sull’opera «non saranno calate dall’alto», il sistema economico promette di far sentire «il peso di chi chiede strumenti per lo sviluppo e non per la decrescita». «Non siamo contro qualcuno, ma contro una politica che non tiene conto della realtà che tutti noi cittadini viviamo ogni giorno – dicono le associazioni imprenditoriali e sindacali -, una politica che non dà futuro alle nostre imprese e attività, al lavoro e ai nostri figli». La petizione sì Tav dell’ex sottosegretario Mino Giachino sfonda intanto le 50mila adesioni e si moltiplicano anche le iniziative referendarie, ben due quelle dei Radicali oltre a quella di Fratelli d’Italia. Numeri e adesioni che sin d’ora assicurano alla manifestazione di sabato «un’enorme partecipazione trasversale», sostiene il presidente di Confindustria Torino, Dario Gallina. In piazza non ci sarà il governatore Sergio Chiamparino, impegnato con il presidente Mattarella a Biella ma «ugualmente lì, coinvolto a costruire i nostri ‘Sì’, sì alla Tav, sì alle infrastrutture di cui ha bisogno l’Italia e il Piemonte». Con gli industriali, di Torino e del Piemonte, ci saranno anche Amma, Federmeccanica, Cna, Confartigianato, Ascom, Confesercenti, Confagricoltura, Cia, Ance, Collegio Edile Confapi, Federalberghi, Cdo, Legacoop, Confcooperative. E poi ancora i Giovani di Yes4To, Consulta degli Ordini e Collegi Professionali Torino, Unioncamere, Ordine degli Architetti di Torino, Ordine Commercialisti Torino, Fim Cisl, Fillea Cgil Torino e Piemonte, Filca Cisl Torino, Feneal Uil Piemonte. «Sulla Tav la decisione spetta al governo, un Consiglio comunale o un sindaco non hanno il potere di bloccare un’opera», ricorda la sindaca Appendino, provando ad allontanare le critiche dal documento con cui la sua maggioranza, lunedì scorso in Consiglio comunale, ha chiesto al governo di fermare l’opera. «La posizione dell’amministrazione comunale di Torino, come quella dei 5 Stelle e la mia personale, è nota – ribadisce – Ci sono però persone che stanno legittimamente esprimendo un dissenso e un sindaco ha il dovere di ascoltare. Mi farò garante, anche nei confronti del governo», a cui chiede di concludere in fretta l’analisi costi benefici perché «nel rispetto degli interlocutori serve una decisione». Una apertura al dialogo, quella della prima cittadina, che non evita la protesta: «La sindaca non può cercare ora di smussare, avrebbe dovuto rinviare la discussione dell’ordine del giorno in Consiglio comunale», conclude Gallina, mentre le opposizioni l’accusano di ambiguità e l’invitano ad abbandonare i radicalismi della sua maggioranza

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