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Trump anatra zoppa: ecco che cosa cambia dopo il voto

Elezioni Usa Midterm, Trump anatra zoppa: ecco che cosa cambia dopo il voto

La conquista della maggioranza alla Camera può dare nuova linfa ai Democratici, in evidente difficoltà dopo la cocente sconfitta alle elezioni presidenziali del 2016. Sebbene all’interno del partito dell’asinello non sia ancora emerso un candidato in grado di rappresentare il volto e l’anima dei DEM alle presidenziali del 2020, è lecito attendersi che dalle file dei vincitori in queste elezioni possano emergere i candidati più idonei alla corsa alla presidenza.

I Democratici potranno inoltre condurre l’opposizione a Trump da una nuova posizione di forza. Ciò gli permetterà con ogni probabilità di creare commissioni di indagine finalizzate ad aumentare l’accountability di Trump di fronte al Congresso – cosa che i Repubblicani hanno finora mancato di fare, anche sulle questioni più ambigue come gli interessi economici del Presidente all’estero, o le sue dichiarazioni fiscali mai rese pubbliche – che potrebbero nascondere evasione e frode ai danni del Tesoro americano.

Soprattutto, da ora i democratici riusciranno ad opporre un freno più deciso all’agenda legislativa del Presidente, che difficilmente potrà ritentare l’assalto all’ObamaCare, o ottenere il passaggio di riforme ambiziose come la riforma fiscale approvata dal Congresso nel 2017.

Non è chiaro però se lo scenario di un governo diviso potrà contribuire a sanare le profonde fratture all’interno dell’elettorato americano. Gli episodi di violenza che si sono registrati questo mese – i pacchi bomba recapitati a personalità vicine al partito Democratico e la strage nella sinagoga di Pittsburgh, entrambi opera di suprematisti bianchi – hanno contribuito a rafforzare la percezione dell’America come un paese profondamente polarizzato. In questi anni – e non solo a partire dall’elezione di Trump – è infatti aumentata la distanza tra i due partiti e l’identificazione del partito avversario come un nemico.

La difficoltà nel raggiungere un compromesso bipartisan, necessario per l’approvazione di riforme condivise, ha in questi anni di fatto paralizzato l’azione politica del Congresso sulle questioni più urgenti, facendo ricorrere sempre di più i presidenti allo strumento dell’atto esecutivo. Dopo il risultato di queste midterms, è probabile – come del resto accadde anche quando Barack Obama perse la maggioranza al Congresso dopo i suoi primi due anni di mandato – che anche Trump cominci a fare ricorso a questo strumento in maniera ancora più decisa di quanto non abbia fatto sinora per superare le resistenze dell’opposizione.

Ciò che è certo, è che sia per i Democratici che per i Repubblicani si apre ora una fase in cui entrambi saranno costretti ad interrogarsi circa la loro relazione con Trump. Entrambi i partiti dovranno infatti cominciare a ripensare se stessi e il rapporto con il proprio elettorato, cercando di riportare la politica americana sui binari da cui l’azione di disintermediazione tipica dei populismi (il rapporto “diretto” con il popolo), incluso quello di Trump, sembra averla allontanata.

 

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