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M5S ALZA TIRO, NORME SU PROPRIETÀ GIORNALI E STOP FONDI

– Il nervosismo di M5s dopo l’assoluzione di Virginia Raggi, tradottosi negli insulti di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista contro i cronisti, non sembra venir meno a giudicare dalle nuove «minacce» al mondo dell’editoria: il sottosegretario Manlio Di Stefano parla di abrogazione dei fondi pubblici, mentre il ministro Alfonso Bonafede annuncia nuove leggi sulla proprietà dei giornali. I giornalisti, con le loro istituzioni sindacali e ordinistiche reagiscono, incassando anche la solidarietà delle opposizioni. Gli esponenti di M5s hanno fatto quadrato a difesa delle affermazioni di Di Maio e Di Battista contro i cronisti rei di aver dato notizie sulle inchieste sul sindaco di Roma. «Quando ce vò ce vò», rifiuta alla romana ogni marcia indietro il vicepremier pentastellato a L’Arena su La7. Mentre Gianluigi Paragone, giornalista eletto con M5s, definisce gli ex colleghi «puttane e sputtanati». Il secondo aggettivo è motivato col fatto che molti di loro si prestano a moderare dibattiti con gli avversari di M5s (tra essi le banche), da cui trarrebbero vantaggi; di qui il suo annuncio di una «lista» contro questo «marchettificio». Il ministro Alfonso Bonafede, che istituzionalmente vigila sugli ordini, assolve i suoi compagni di partito dichiarandosi non «scandalizzato». Il Guardasigilli annuncia anche una legge sul conflitto di interessi nell’editoria, per evitare che «chi ha interessi economici» possa «direzionare» l’informazione. L’alleato Matteo Salvini se da una parte esprime «solidarietà» ai giornalisti, dall’altra afferma che tra essi ci sono coloro che hanno «pregiudizi» e che su di lui e sul governo hanno scritto «anche di peggio». Le opposizioni solidarizzano con la stampa, da Silvio Berlusconi a Federico Fornaro di Leu, passando per Fdi con Guido Crosetto e Fabio Rampelli, e il Pd, con Nicola Zingaretti, Gennaro Migliore e molti altri. Zingaretti è stato tra i primi a ricordare come proprio M5s, che ora si lamenta per il clamore mediatico su Raggi, abbia sempre cavalcato le inchieste su tutti gli avversari politici, sui quali i pentastellati si sono «avventati come iene». Dal Guatemala Di Battista fa spallucce e rimanendo nel solco di ieri, invita i giornalisti a non recitare ora – «male» – il ruolo di «verginelle». Una nuova nuvola sui rapporti già tesi tra stampa e MoVimento, si addensa poi dopo le parole del sottosegretario Manlio Di Stefano, che annuncia di voler «abolire il finanziamento pubblico all’editoria» visto che – denuncia – i giornali «fanno propaganda politica con i soldi dei cittadini». Una prima conseguenza alle parole che sono volate ieri, intanto, si registra nei confronti di Di Maio che, iscritto come pubblicista all’Ordine dei giornalisti della Campania, si è visto promuovere un’azione disciplinare. Il presidente dell’Ordine nazionale, Carlo Verna, ha definito «incompatibili con il ruolo di ministro» gli insulti proferiti ieri dal vicepremier e con la Fnsi ha reagito organizzando martedì 13 alle 12 un flashmob a difesa dell’informazione in 20 capoluoghi di Regione.

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