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BREXIT, governo britannico alle corde. Via quattro ministri

Brexit, nel governo May dimissioni a raffica: via tre ministri, anche quello responsabile

Scontro nel governo britannico dopo l’intesa sulla Brexit. Dopo le dimissioni di quattro ministri, il deputato conservatore Jacob Rees-Mogg, capofila dei brexiteers più radicali, ha formalizzato la sua richiesta di una mozione di sfiducia contro Theresa May in una lettera al comitato 1922, l’organismo di partito che sovrintende alla convocazione di elezioni per la leadership. Nella missiva, May viene accusata d’aver violato «le promesse fatte alla nazione» sulla Brexit. Rees-Mogg ha un seguito di circa 50 deputati, sufficienti in teoria a far scattare l’iter, ma finora il numero delle lettere risulta inferiore al quorum necessario.


Pioggia di dimissioni intanto dopo il via libera del governo all’accordo con l’Unione europea. Il primo a dimettersi è stato Shailesh Lakhman Vara, il segretario di stato del governo May per l’Irlanda del Nord, il quale ha pubblicato la lettera di dimissioni su twitter. Poi sono arrivate le dimissioni anche dello stesso ministro britannico per la Brexit Raab: «Non posso sostenere l’accordo con l’Ue», ha dichiarato. Si è dimessa anche la ministra del lavoro Esther McVey, ‘brexiteer’ convinta e tra le voci più ostili all’accordo nel gabinetto. «L’accordo – ha detto – non onora il risultato del referendum». Infine, anche la sottosegretaria alla Brexit Suella Braverman ha dato le dimissioni.

 

All’annuncio delle dimissioni di Raab la sterlina è andata in calo su euro e dollaro dopo l’annuncio delle dimissioni del ministro per la Brexit Dominic Raab in dissenso dal via libera alla bozza d’intesa sulla Brexit con l’Ue decisa a maggioranza ieri sera dal governo di Theresa May. La divisa britannica ora è quotata a 1,367 contro quella europea (meno 1,08%) e sotto 1,3 contro quella Usa, dopo un inizio di giornata positivo caratterizzato anche dal segno più dell’indice Ftse alla Borsa di Londra e dal giudizio cautamente favorevole della City sull’intesa.

Brexit, cosa è successo. Il governo britannico ha deciso “collettivamente” di adottare la bozza d’accordo sulla Brexit definita a Bruxelles. A dare l’annuncio, proprio la premier, al termine di una riunione fiume durata quasi 6 ore con i suoi ministri, sottolineando che non è stata una decisione “leggera”, ma difendendo il testo come il migliore possibile “nell’interesse nazionale”. Le discussioni, infatti, sono state complicate e in salita con i ministri euroscettici che, a un certo punto, avrebbero addirittura iniziato a organizzare un voto di sfiducia per May, ma poi avrebbero desistito. A questo punto una serie di passaggi necessari: il capo negoziatore Ue per la Brexit Michel Barnier incontrerà il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk per informarlo dei “progressi decisivi” fatti sull’accordo di divorzio. Questo apre la strada per la convocazione del vertice Ue a 27 per dare l’ok all’intesa sul ritiro ordinato della Gran Bretagna dall’Ue.

Una partita, delicatissima, tutta da giocare. Proprio in Parlamento, infatti,ci sarà il vero banco di prova per Theresa May. Dopo l’ok del consiglio dei ministri di ieri, l’appuntamento è per il summit europeo straordinario, il 25 novembre a Bruxelles, necessario a vidimare anche dal punto di vista politico la bozza tecnica che ha in tasca May. Poi il giorno della verità, e cioè il voto dell’accordo Uk-Ue alla Camera dei Comuni britannica all’inizio di dicembre, probabilmente il 6.
Ad oggi, infatti, May non ha i numeri e può solo sperare in un miracolo dell’ultima ora facendo appello al senso di responsabilità.

L’annuncio di un accordo, dunque, è ”positivo ma restano numerose difficoltà e il processo della Brexit continuerà ancora per diverso tempo”, afferma l’agenzia di rating Moody’s, sottolineando che l’annuncio dell’intesa è di fatto un”passo positivo, ma è ben lontano dal mettere fine al processo” della Brexit. ”Gli sviluppi al Parlamento britannico saranno decisivi”: se non sosterrà l’accordo e ”in assenza di ulteriori sviluppi, l’Ue e la Gran Bretagna si avvieranno verso una Brexit no deal per default”.

 

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