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IN PRIMO PIANO/ Ama, venti giorni per non morire

La Raggi si gioca molto in questa partita, non bastano gli impegni politici, serve una capacità manageriale e una leadership complessiva tutta da dimostrare. Per Questo mese stipendi pagati, sciopero del 6-7 dicembre (che significherebbe blocco della raccolta dei rifiuti fino al 10) congelato. Ma la dead line imposta dalle banche è per il 10

 Di Giulio Terzi

  

Impossibile uscire dal tunnel “a costo zero”, Virginia Raggi agita la sciabola contro l’Ama ma deve fare i con una realtà complessa, difficile, pericolosa.  E ha il fiato sul collo della popolazione della capitale, costretta a convivere con una emergenza-rifiuti intollerabile. Ci sono venti giorni per salvare l’Azienda municipalizzata che si occupa dei rifiuti capitolini, il blocco delle linee di credito è stato solo rinviato dagli istituti bancari, la Raggi ha ottenuto una proroga fino al 10 dicembre ( stipendi pagati, almeno per questo mese,  congelato lo sciopero, che i sindacati avevano già indetto – 6-7dicembre – e che di fatto avrebbe bloccato  per quattro giorni la raccolta dei rifiuti, con effetti spaventosi.). Riuscirà il sindaco a scuotere il numero uno dell’Ama, Bagnacani, per uscire dalla fase di stallo? In sostanza a  tutt’oggi il Comune non ha ratificato il bilancio di AMA, approvato dal cda della municipalizzata nel marzo scorso. Non avendolo ratificato, a causa di una divergenza che vale 18 milioni (il Campidoglio non riconosce il credito vantato da AMA nei suoi confronti, per servizi resi in ambito cimiteriale tra il 2008 e il 2014, e anche il Collegio sindacale dell’azienda ha ritirato l’avallo che aveva dato in precedenza), non ha potuto accoglierne i dati nel proprio bilancio consolidato. E questo stop sta bloccando, tra l’altro, le assunzioni di nuovo personale capitolino, a cominciare dai 500 vigili previsti entro la fine dell’anno. Il mancato accordo su quella somma cambia pesantemente il quadro finale dei conti di AMA. Che passerebbero da un utile di gestione, quantificato in 500mila euro, a una perdita milionaria. Il rischio più grande è addirittura l’impossibilità della continuità aziendale: detto in maniera spiccia, il fallimento. Ma quand’anche non si arrivasse a tanto, e non si trovasse qualche escamotage per ovviare al problema, non potrebbero non esserci pesanti ripercussioni sui rapporti con i terzi e, in particolare, con le banche. Che potrebbero rinegoziare i termini di finanziamento. Una possibile alternativa è che il Comune si renda garante con una ‘lettera di patronage’ (che non è una vera e propria fideiussione ma ci va vicino). Intanto la minaccia che incombe è un blocco dei fondi per un tempo più o meno lungo, mettendo così a repentaglio la corresponsione degli stipendi ai dipendenti. Pare che si sia riusciti a congelare lo sciopero, che i sindacati avevano già indetto (6-7dicembre) e che di fatto bloccherebbe per quattro giorni la raccolta dei rifiuti, con effetti spaventosi. La figura – anzi la funzione – di un sindaco, o di un presidente di regione, o di un ministro, non si risolve nello scegliersi i collaboratori di più alto livello e nell’individuare/annunciare degli obiettivi altisonanti. La guida politica di cui c’è bisogno, oggi più che mai, presuppone specifiche capacità manageriali.  Le cronache si erano fermate a Virginia Raggi che ordinava agli uffici di inviare le carte «entro 24 ore». La il sindaco ha scoperto che ci vorrà più tempo per trovare una soluzione. Quindi Virginia ha deciso la modifica della delibera 58 che consente lo sblocco del turnover, dunque assunzioni in Ama, tra l’altro con un principio che la favorisce perché privilegia le necessità operativa.  Lo slalom tra i problemi e gli ostacoli continua , la dead line si avvicina.

 

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