| categoria: editoriale

La Tv pubblica può permettersi servizi –spazzatura? Pare proprio di sì

Parliamo di una casa che ha dato francamente fastidio, ma prima una premessa è necessaria. Quanto sui media si parla di televisione pubblica i discorsi sono circoscritti ai personaggi, all’audience, o più brutalmente al “potere”, all’occupazione delle poltrone, alla possibilità di condizionare, di gestire l’informazione.  Quando si fanno i discorsi elevati sul ruolo del servizio pubblico si fa sempre accademia, qualcuno bada ai contenuti, certo, ma ormai gli argini sono stati travolti dalla necessità di piazzare il colpo proibito, ad effetto, di conquistare pubblic o, di accaparrarsi pubblicità in un mondo dell’etere sempre più affollato. E  va a finire che sul teleutente – pubblico indifferenziato – viene rovesciato di tutto,  senza rispetto per nessuno. Non è diseducativo diffondere certi contenuti ad ora di pranzo, in orari di sicura presenza di un pubblico infantile? Per carità, se non scattano le solite denunce bacchettone non si preoccupa nessuno, si può assistere a discorsi non innocenti alle tre del pomeriggio o sorbirsi una sfilata di intimo femminile, si possono ascoltare e metabolizzare linguaggi violenti. Ma q uesta Rai, servizio pubblico, ormai appare fuori controllo. Nonostante, appunto, i soloni si richiamino ad ogni pie’ sospinto ai principi. E veniamo alla cronaca dolente.  Avete mai visto Nemo, nessuno escluso, su Rai Due? Avete mai assistito ai dialoghi apparentemente lunari tra i l conduttore e i protagonisti della politica? Enrico Lucci, il conduttore, piace, stimola, è graffiante, controcorrente, incide, ferisce, dissacra con il suo tono falsamente ironico. Ci sono servizi seri, approfondimenti, frecciate polemiche, ma  capita di uscire dal seminato quando  per esagerare nel filone della dissacrazione si buttano lì, con finta leggerezza dei servizi  francamente fuori luogo, volgari, imbarazzanti per chi assiste dal salotto di casa. Libertà di cambiare canale? E perché mai, si tratta di servizio pubblico, per il quale si paga il canone. E il servizio pubblico deve educare, indirizzare, far crescere  il pubblico senza ammiccamenti e scorciatoie. Chiaro no?  La Rai deve sempre pensare a chi ha di fronte e non metterlo in imbarazzo, non indurlo a cambiare canale. Fin troppo ovvio. Ma non ci bada nessuno. E chi protesta finisce nel calderone delle solite associazioni di genitori bacchettoni e retrogradi. Per non correre l’errore di dire cose inesatte riprendiamo pari pari quanto compare nella presentazione della puntata dell’altra sera, si legge nel sito della trasmissione: L’inviata Selenia Orzella nel suo viaggio nella sfera della sessualità femminile questa volta incontrerà una “maestra di squirting”. In studio un monologo della scrittrice di romanzi hard Irene Cao. Siamo sicuri di aver capito tutti? In pochi minuti la trasmissione di Lucci ha sdoganato una serie di espressioni forti, colorite che nessuno ancora aveva azzardato in tv, ed ha spiegato nei particolari – per fortuna non con immagini – alcuni aspetti non conosciutissimi del piacere femminile. Un segmento decisamente hard o hot scegliete voi di televisione che solo la patina di giornalismo di testa, intellettuale, “contro” dell’ex jena impedisce di definire tv spazzatura. Qualcuno può salvarci da queste situazioni? E’ cambiato ancora una volta il governo, è cambiato ancora una volta il padrone “Politico” della Rai. Ma chi comanda continua ad occuparsi di poltrone e di potere, di direzioni di Rete e di tg. I contenuti, quelli non interessano a nessuno

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