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Volontaria italiana 23enne rapita in Kenya da un commando

Una ragazza italiana è stata rapita ieri sera in Kenya, durante l’assalto di un gruppo armato che ha attaccato il centro commerciale di Chakama, nel sud-est del Paese, a circa 80 chilometri a ovest di Malindi. La giovane si chiama Silvia Romano, ha 23 anni, e lavora come volontaria per la Onlus Africa Milele.La Farnesina ha comunicato: «L’unità di Crisi si è immediatamente attivata e lavora in stretto contatto con l’Ambasciata d’Italia a Nairobi e con la famiglia della cooperante. Come in tutti i casi di rapimenti all’estero, la Farnesina manterrà il più stretto riserbo sulla vicenda nell’esclusivo interesse della connazionale».

 

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in relazione al rapimento. Nel procedimento, coordinato dal pm Sergio Colaiocco, si ipotizza il reato di sequestro di persona per finalità di terrorismo. In base a quanto si apprende i carabinieri del Ros sono già in contatto con le autorità keniote. A piazzale Clodio si attende una prima informativa sulla vicenda.

«Nessuna ipotesi può essere esclusa» in assenza di una rivendicazione, quindi il rapimento della cooperante italiana Silvia Romano «potrebbe essere opera di bande locali alla ricerca di un riscatto o avere invece una matrice legata al fondamentalismo islamico. In quest’ultimo caso l’accaduto riporta direttamente alla minaccia del gruppo somalo Al Shabaab, che può contare su 4mila-6mila jihadisti in attività». È Pietro Batacchi, direttore di Rid (Rivista Italiana Difesa) ed esperto di questioni geopolitiche, a sottolineare all’AdnKronos che «la situazione nell’area del Corno d’Africa si sta aggravando e potrebbe ulteriormente peggiorare con il ritiro delle forze di Amisom (African Union Mission in Somalia), previsto tra il 2019 ed il 2020.

«Le forze locali – osserva – non sono ancora in grado di gestire autonomamente la situazione». Il rapimento «è avvenuto durante un attacco ad un locale mercato da parte di un commando che, secondo alcune frammentarie testimonianze locali, parlava somalo. In realtà – è l’analisi di Rid – questa non è una tradizionale area di infiltrazione di Al Shabaab, siamo infatti lontani dal confine con la Somalia, ma Shabaab potrebbe contare lo stesso su diversi appoggi locali. Peraltro, in questa zona opera pure il movimento separatista Mombasa Republican Council, un “calderone” al cui interno per Shabaab non sarebbe difficile trovare agganci ed imbastire operazioni come questa».

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