| categoria: editoriale

Violenza alle donne e ipocrisia di Stato

Non si è fatto altro che parlare di violenza contro le donne, in questa settimana, e siamo stati letteralmente bombardati da una informazione massiccia, ossessiva, a volte puntuale a volte raffazzonata, retorica, quasi annoiata, di routine. Hanno parlato tutti, hanno manifestato tutti, marce, convegni, mostre, programmi, dichiarazioni e impegni solenni. Se dovessimo dare credito a questa presa di posizione corale, compatta, univoca, senza sbavature, dovremmo arrivare alla conclusione che gli uomini violenti, nel nostro paese, hanno le ore contate, che  per non essere incarcerati, puniti, segnati a dito, se ne staranno buoni, e magari si redimeranno. Non è così e lo sappiamo tutti. A telecamere spente, riposte le bandiera, pieni di slogan e di buone intenzioni donne e uomini dai valori ineccepibili torneranno alle loro vite consci di aver espresso come è giusto il loro sentire civile. Ma cambierà poco o nulla. Cambieranno le leggi? Cambieranno le strategie e le metodologie di intervento di prevenzione e repressione? E in virtù di quale miracolo? Basta mettere le donne  picchiate e umiliate in strutture protette e andare a prendere il violento di turno? Certo che no. Che ipocrisia. Una ipocrisia di Stato che avvilisce e che falsa la percezione della realtà.  La politica dovrebbe presentarsi con le soluzioni in bocca, pronte pronte.  Dovrebbe spiegare come si effettua la prevenzione in questo campo, come si controlla il territorio, la comunità; e come si interviene, con tempestività, decisione. Con provvedimenti non equivoci.  Si può fare? E ancora, stiamo dimenticando il fattore educativo. Qualcuno ha pensato a varare un piano educativo nazionale che spazzi via luoghi comuni e pregiudizi ma educhi con convinzione e continuità le nuove generazioni e gli adulti a tenere comportamenti congrui con la convivenza civile? I potentissimi media non potrebbero/dovrebbero martellare in questo senso e con questi messaggi l’opinione pubblica? I violenti non andrebbero individuati dalla collettività e isolati uno per uno?
Non si pensi che violenza e devianza siano patrimonio esclusivo dei diseredati, dei migranti, dei poveracci, degli ignoranti. Il fenomeno è collettivo. La parità di genere deve essere insegnata, accettata e assorbita. L’ipocrisia di Stato è quella che a parole sostiene tutto questo e in realtà non è capace di aggiornare le leggi, di investire in strutture di controllo, di prevenzione, di educazione, di formazione. Mattarella apra il Quirinale alle donne in difficoltà, alimenti di continuo gruppi di studio per l’aggiornamento delle leggi, eviti gli sproloqui retorici e si rimbocchi le maniche se crede che la questione della violenza alle donne debba essere affrontata e superata. Un piccolo appunto, un piccolo promemoria per chi ha a che fare con queste problematiche e ha un potere reale di intervento. Quanti sanno che esiste nel nostro ordinamento giuridico-amministrativo da ormai quasi vent’anni una figura dedicata alle parità di genere, la consigliera di parità, direttamente legata al Ministero del lavoro e al ministro o al sottosegretario di turno con delega alle Pari Opportunità.

Le consigliere di Parità fanno capo ad un coordinamento nazionale e sono incardinate nelle amministrazioni locali, regionali, provinciali, comunali: hanno un ruolo preciso di tutela e di intervento sul territorio ogni qualvolta le pari opportunità sul piano del lavoro vengono violate.  Non  si occupano di violenza alle donne, ma il loro lavoro è quello di evitare discriminazioni, quindi di difendere in ogni modo e in ogni caso la parità tra uomo e donna. Sono dei pubblici officiali, possono  costituirsi in tribunale a difesa di parità violate. Pochi sanno che questa figura esiste, e questo è il primo problema. C’è uno strumento prezioso, potenzialmente importante, ma lo Stato non fa nulla perché venga utilizzato, perché le sue prerogative vengano ampliate, potenziate. Si può azzardare la tesi che pochi all’interno della Pubblica Amministrazione lo conoscano. Del resto la loro indennità è puramente virtuale. Non costano come i tanti, ricchi consulenti che lo Stato usa in abbondanza.  Lamentare la violenza, la sopraffazione senza trarne le conseguenze ed adottare tutte le difese possibili. Se non è ipocrita tutto questo.

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