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Affido, il ddl Pillon cambia: decisive età ed esigenze dei figli

 

Affido, il ddl Pillon cambia: decisive età ed esigenze dei figli

Cambiarlo, senza rinnegarlo. Nonostante le critiche di avvocati, associazioni e psicologi e le richieste delle opposizioni di ritirarlo, il percorso del provvedimento che stabilisce il principio della bigenitorialità nell’affido condiviso andrà avanti in commissione Giustizia al Senato. Mediaticamente si continuerà a chiamarlo disegno di legge Pillon, come il senatore leghista – tra gli organizzatori del Family day – che lo ha presentato. Ma il testo sarà cambiato in molti dei punti più controversi, come per esempio l’istituto della mediazione. Si terrà inoltre conto dell’età dei figli.

I DUBBI
Perché ad essere perplessi su quella riforma sono in primo luogo i 5stelle che, da Luigi Di Maio in giù, hanno chiarito che senza ritocchi non è votabile. Per la verità, non è che la Lega ne abbia fatto una questione di vita o di morte della maggioranza. Matteo Salvini ha spiegato che si tratta soltanto di un «punto di partenza» e lo stesso Pillon – che è anche relatore – si è detto «aperto al contributo di tutti».

E la strada per cambiarlo – senza tuttavia doverlo disconoscere – la offrono banalmente i regolamenti parlamentari. Oltre al testo dell’esponente del Carroccio, infatti, ne sono stati presentati altri quattro, di cui uno pochi giorni fa, il 28 novembre, da Fratelli d’Italia. Sarà quindi necessario elaborare un testo base che tenga conto di tutte le proposte depositate: occasione perfetta per correggere il provvedimento. Poi, ovviamente, ci sono gli emendamenti.
Il come è ancora frutto di discussione all’interno della maggioranza, tanto che per il momento si va avanti a effettuare un mastodontico numero di audizioni, oltre 200, anche per guadagnare tempo. Fonti gialloverdi continuano a dare per probabile anche la presentazione di un testo targato M5s, ma la senatrice Alessandra Riccardi, che si occupa del tema in commissione Giustizia, non conferma. Per la verità il testo Pillon fu firmato anche da esponenti pentastellati. La riforma in sé è infatti prevista nel contratto di governo, ma le perplessità grilline sulla strada da percorrere per attuarla non sono mai mancate.

Uno dei punti fondanti della proposta è l’idea che il figlio di separati debba trascorrere il tempo al 50% con entrambi i genitori. Per i pentastellati c’è il rischio dell’effetto «pacco postale». «I tempi paritetici, compreso il pernottamento – è infatti la loro posizione – dovranno essere modulati in base alle esigenze dei figli».

Uno dei punti più controversi sta poi nella mediazione civile, a pagamento, che diventa obbligatoria «a pena di improcedibilità» se sono coinvolti i figli minorenni. L’opposizione contesta il suo conflitto di interessi in quanto abilitato proprio al ruolo di mediatore. Per i grillini, intanto, deve essere «economicamente alla portata di tutti, imponendo tariffe molto basse e la esplicita possibilità di accedere al patrocinio gratuito» e poi non deve essere obbligatoria in caso di accordo consensuale.
C’è inoltre il tema delle violenze in famiglia: a giudizio dei 5stelle – ma è un tema che trova ampia concordia – in questi casi non vi può essere affido condiviso.

I SOLDI
La proposta Pillon prevede inoltre il mantenimento diretto, cioè senza assegno familiare. I pentastellati chiedono che «nel quantificare il canone di affitto che dovrà essere pagato dal coniuge residente nella casa di famiglia all’altro coniuge proprietario, si tenga conto della diversa capacità di reddito».
Un aspetto del ddl che sarà certamente cambiato poi, riguarda l’applicazione della normativa a seconda dell’età del figlio. Lo stesso Pillon si è detto disponibile. «Un conto – ha spiegato – sono i bambini tra i zero e i tre anni, un conto sono i ragazzi».

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