| categoria: Dall'interno

APPELLO RIBALTA SENTENZA MENARINI, ASSOLTI GLI ALEOTTI

Colpo di scena al processo Menarini di Firenze: la corte di appello, ribaltando la sentenza di primo grado, ha assolto Lucia Aleotti e Giovanni Alberto Aleotti dall’accusa di riciclaggio e ha ordinato la restituzione di 700 mln di euro, somma sotto sequestro a fini di confisca che è la parte restante – dopo condoni, scudi fiscali e altre sanatorie erariali – dell’1,2 miliardi di euro sequestrato all’inizio dell’inchiesta. «Vittoria piena, le accuse erano ingiuste», commentano a caldo i difensori degli Aleotti. Mentre i due fratelli, figli del patron della multinazionale farmaceutica Sergio Aleotti, deceduto nel 2014, si sono detti «emozionati per la sentenza» a loro favore. «C’era molta attesa in azienda per l’esito del processo», hanno detto. Lucia e Giovanni Alberto Aleotti hanno seguito in aula tutte le udienze del processo di appello. «I nostri avvocati ci dicevano che tecnicamente era tutto a posto, ma lo avevano detto anche prima della sentenza di primo grado… Questa volta c’è stata una corte che ha approfondito, ha studiato davvero gli atti, ha voluto leggere e capire». Ma quando la corte si è ritirata in camera di consiglio hanno lasciato il palazzo di giustizia per aspettare con le rispettive famiglie la sentenza, esito comunicato via sms dagli avvocati. «Sono state accolte in pieno le richieste difensive», ha detto l’avvocato Alessandro Traversi, difensore degli Aleotti con Franco Coppi e Roberto Cordeiro Guerra. «Per Lucia Aleotti doppia formula di assoluzione: per alcuni episodi per non aver commesso il fatto, per altri perché il fatto non sussiste. E così anche per il fratello Giovanni Alberto». La procura generale aveva chiesto 9 anni di condanna per entrambi dopo che in primo grado il tribunale aveva condannato Lucia Aleotti a 10 anni e 6 mesi e il fratello Giovanni Alberto a 7 anni e 6 mesi. Ora l’appello cancella tutto. Dunque Lucia e Giovanni Alberto Aleotti non commisero i reati di riciclaggio di cui erano stati accusati insieme al padre: né quelli legati all’emissione di fatture false per operazioni inesistenti in campo farmaceutico, né crearono le fondazioni Nipote e Nipote bis come strumento per riciclare capitali. Inoltre entrambi sono stati assolti, ‘perché il fatto non sussistè, dall’accusa di aver usato lo scudo fiscale per riciclare capitali in Italia. La sentenza ha anche stabilito per Lucia Aleotti la prescrizione per un’accusa di corruzione: su questo punto rimane però un risarcimento da 100 mila euro per danno d’immagine alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Invece per Giovanni Alberto Aleotti la corte ha deciso che non è punibile per riciclaggio di capitali da reati fiscali. I giudici hanno rigettato il ricorso dei pm sull’accusa di truffa continuata al Servizio sanitario nazionale e respinto gli appelli delle parti civili. Confermata nelle altre parti la sentenza di primo grado: restano assolti Massimiliana Landini, vedova di Sergio Aleotti, e i manager Licia Proietti e Sandro Casini

Ti potrebbero interessare anche:

Rovigo, uccide l'ex moglie e la suocera, poi si toglie la vita
Scoppio del Carro a Firenze, 'Colombina' ok
PIEMONTE/ Per 40 anni la Regione ha rimborsato pranzi e caffè senza che nessuno obiettasse
IL COMMENTO/ Quanto è dura la vita di un disabile
Frase anti-rom, la capotreno è tornata al lavoro: non sarà licenziata
RAPINA IN VILLA:TRE FERMI, BLOCCATI MENTRE TENTANO FUGA



wordpress stat