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CONTE VEDRÀ JUNCKER, PRESSING SU M5S-LEGA PER INTESA UE

– Muoversi d’anticipo, portando una prima proposta concreta di mediazione già martedì per convincere la Commissione Ue a non far partire la procedura di infrazione contro l’Italia. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte professa ottimismo e imprime una accelerazione al negoziato, fissando per l’11 dicembre, due giorni prima del Consiglio europeo, un incontro a Strasburgo con Jean-Claude Juncker, sicuro di poter aprire uno spiraglio per evitare la scure Ue. Il premier vuole arrivare all’appuntamento forte del sostegno dei due azionisti di governo e ha convocato per domani un vertice con Matteo Salvini e Luigi Di Maio proprio per tirare le fila del pacchetto da portare a Bruxelles. E dopo Juncker andrà in Parlamento a spiegare cosa dirà il 13 e il 14 per portare dalla sua parte anche gli altri partner europei. La partita è complessa, ammettono nella maggioranza, anche perché la posta è molto alta. Abbassare il rapporto deficit/Pil nel 2019 anche fino al 2% potrebbe non essere infatti sufficiente: quello che porta l’Italia alla ormai famosa deviazione «senza precedenti» dalle regole europee è l’assenza di uno sforzo strutturale che invece la Commissione chiede di delineare bene e nell’intero triennio. Per questo gli uffici oltre a rivedere i conti per reddito e pensioni stanno anche ricalcolando le stime del quadro macro e i saldi della manovra da inserire in un nuovo Draft Budgetary Plan, il terzo in due mesi, che questa volta dovrà contenere la sintesi dell’accordo Roma-Bruxelles. Sul tavolo il governo metterà comunque una rimodulazione delle due misure-bandiera gialloverdi, reddito di cittadinanza e revisione della legge Fornero, che inciderà sia sulle platee interessate sia sui tempi della loro attuazione forse di qualche mese. «Spostare la data delle riforme non vuol dire tradirle» ha detto non a caso il premier in un colloquio con un quotidiano. Un primo passo che consentirebbe di recuperare almeno un miliardo sul fronte del reddito e probabilmente più di due sul fronte di ‘quota 100’ ma che non potrà accontentare le richieste di Bruxelles. E sarà anche da vedere come tenere fede alla promessa fatta con il secondo Dpb, quella di fare salire all’1% del Pil (18 miliardi) gli incassi da privatizzazioni da destinare al calo del debito, vista anche la cautela di Cdp – che pure lancia un piano da 200 miliardi in tre anni per il rilancio dell’economia – rispetto a un eventuale coinvolgimento in piani di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico. La risposta quando l’economia frena non può che essere «più investimenti», dice il ministro dell’Economia Giovanni Tria insistendo su un altro dei capisaldi della manovra che il governo punta a rafforzare per spuntarla con Bruxelles. Anche il titolare di via XX settembre continua a tessere la sua tela e ha cercato di spiegare la strategia italiana anche agli ambasciatori dei 27 paesi Ue, a un pranzo organizzato dalla presidenza di turno austriaca che ha avuto come piatto principale proprio l’andamento del negoziato. Certo è che bisogna fare presto ed essere incisivi perché c’è lo spettro della «recessione» che aleggia sul Paese, avverte il ministro delle politiche Ue Paolo Savona, puntando comunque il dito contro l’incapacità del sistema europeo «di creare sviluppo». Proprio per questo la manovra italiana è ‘anticiclicà e presenta «una nuova ricetta economica in controtendenza con il passato dell’Italia con il presente degli altri paesi europei. Questo crea attriti e discussioni» dice in un forum all’ANSA Di Maio, ribadendo che quota 100 e reddito arriveranno «entro Natale», probabilmente con un decreto ad hoc. L’obiettivo, conferma anche Salvini, è che le misure «entrino in vigore all’inizio dell’anno», in modo che le prime uscite con quota 100 ci siano allo scattare della prima finestra, ad aprile, mentre i primi assegni di sostegno al reddito dovrebbero arrivare ai beneficiari da marzo

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