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Stadio della Roma, non ce la faremo mai


La carta su cui Virginia Raggi puntava per rilanciare l’operazione Tor di Valle, dopo il tornado degli arresti per corruzione, rischia di produrre l’effetto opposto. Cioè rallentare, se non impantanare del tutto, il progetto del nuovo stadio e del gigantesco complesso di negozi, uffici e alberghi che ci nascerebbe accanto. «Se quei dati saranno confermati, il progetto non può andare avanti, non così», confidavano ieri due dirigenti di peso del Campidoglio. Il riferimento, naturalmente, è alla relazione preliminare appena sfornata dal Politecnico di Torino. Gli esperti «terzi» a cui si era rivolta la sindaca per strappare, al netto dell’inchiesta, un avallo al progetto stadio, hanno scritto tutto il contrario. Cinque grandi arterie del quadrante Sud di Roma andrebbero in tilt, dal Gra alla Colombo. Le poche opere pubbliche che i privati dovrebbero costruire in cambio delle cubature record, non porterebbero alcun beneficio. Anzi, la situazione in generale peggiorerebbe eccome. Non solo a ridosso delle partite, quando i tifosi a migliaia si ammasserebbero in una zona già oggi vessata dall’imbottigliamento facile. Pure nei giorni normali, per esempio di mattina, nell’ora di punta in cui la gente abitualmente va in ufficio. Perché nel nuovo mega-centro commerciale e direzionale accanto allo stadio, lavorerebbero più di 4mila persone. E oltre la metà, ammesso che gli altri si spostino davvero coi malandati mezzi pubblici, arriverebbero al Business park in automobile.

Nel dossier che il Politecnico ha spedito a Palazzo Senatorio c’è un capitolo che racconta bene come la circolazione arriverebbe al collasso in un «giorno feriale medio», «dalle 7.30 alle 8.30» del mattino. Gli oltre 2.300 addetti di negozi e uffici sarebbero «di fatto obbligati o quasi a utilizzare il Gra o la A91 (la Roma-Fiumicino), andando direttamente a incidere su rami di viabilità già in sofferenza», scrivono gli ingegneri torinesi. I privati, nelle loro simulazioni, hanno sottostimato l’impatto di quello che, prima del taglio parziale alle cubature, era stato ribattezzato «Ecomostro», ipotizzando un aggravio di appena 1.950 auto. Invece sarebbero molte di più. «Il peggioramento del Grande raccordo anulare è comunque netto», annotano i tecnici dell’ateneo sabaudo. E lo dimostrano con una sfilza di grafici in cui vengono rappresentate «le carreggiate separate con 3 corsie per senso di marcia», dove si registrerebbe «una situazione di blocco totale del traffico già solamente a partire da 6.300 veicoli». Mentre i flussi di traffico indicano che, con stadio e centro commerciale, si raggiungerebbero «punte di 8mila-8.500 veicoli orari». Una «perturbazione a carico del normale deflusso che si propagherebbe su assi e nodi adiacenti, con ovvie conseguenze». Insomma, il blocco del traffico avrebbe ricadute su un’area molto più vasta di quella dell’impianto sportivo. Ecco perché i dirigenti dei dipartimenti comunali sono pronti a schiacciare sul freno: «Dopo l’inchiesta per corruzione, l’amministrazione ha voluto avvalersi di una valutazione esterna – confida un manager – Ma se i riscontri del Politecnico saranno confermati nella relazione finale, a inizio 2019, il progetto dovrà essere cambiato, e mica poco, se si vuole andare avanti». Messaggio chiaro: «Altrimenti qui non firmiamo più nulla».

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