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SALMO,SHOW TEATRALE E VISCERALE PER 11MILA A MILANO

Tra rap e hardcore, rock e hip-hop, Salmo ha tradotto in spettacolo elettrico lo spirito provocatorio ed esplosivo delle sue rime nel secondo show che, dopo il Palalottomatica di Roma, fa da preludio al tour nei palazzetti di marzo. Mentre riposa ai piani alti delle classifiche con il suo ultimo disco ‘Playlist’, l’artista sardo ha portato stasera al Forum di Assago (Milano) i pezzi di quel lavoro in studio così come dei precedenti, ordendo una scaletta che parte subito in quarta con ’90Min’. L’esordio è degno di una sezione ritmica imponente, sorretta dalla batteria di Jacopo Volpe e dal basso di Dade, che danno il tempo alla band di cinque elementi disposta sui diversi livelli della scenografia metropolitana allestita. Le rime di Salmo vengono spinte da un’onda sonora distorta e vasta, mentre scorre la dichiarazione d’intenti di ‘Mic Taser’, dal precedente ‘Hellvisback’, o mentre si dispiega il gusto old-school di ‘Stai zittò. Il primo atto punta sempre sull’impatto, e il rapper non si risparmia sulle barre vecchie e nuove, fomentando gli undicimila e più presenti (dato degli organizzatori). Dopo aver chiesto un minuto di silenzio per le vittime di Corinaldo, rispettosamente osservato da un Forum irrealmente muto, Salmo alleggerisce l’atmosfera indossando una tenuta beatlesiana da Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e citando ‘Come Together’ prima di suonare ‘Tiè’ alla batteria. Lo scenario è un panorama newyorkese visto dall’alto di un tetto sul quale writer disegnano graffiti nel bel mezzo del live. Una scenografia verticale, quasi da musical, e l’impianto drammaturgico è evidente: si passa dalla notte all’alba e di nuovo al tramonto, mentre sul LEDwall il cielo cambia colore. Allo stesso modo si alternano temi e suggestioni musicali, dal personale al conflittuale, dallo stoner rock alla dancehall, mentre le rime rapide dell’olbiese falliscono di rado, se non per ‘Ora che faì dove si perde per strada un verso. Come da tradizione dei live di Salmo, lo show è anche in platea dove si scatena un mosh pit degno di un concerto metal sulle note di ‘Song For The Dead’ dei Queens Of The Stone Age: ma la situazione non è mai fuori controllo, anzi lo stesso artista si assicura che nessuno si faccia male e distribuisce acqua alle prime, affollatissime file. Stravolgendo la scaletta, la band mantiene alta l’energia anticipando la comparsata di Nitro con ‘Dispovery Channel’, paradossale satira del lusso nell’hip-hop. La catarsi prosegue fino alle vulnerabilità esistenziali confessate in ‘Lunedì’ e, quando la band esce di scena per il secondo atto affidato solo ai piatti di Dj Slait, i demoni personali riecheggiano in ‘Ho paura di uscirè. Arrivano però nuove voci: Gemitaiz e Madman , accolti da ovazioni, portano rime fulminanti e abrasive, dividendo a lungo il palco con Salmo nel momento più apertamente hip-hop della serata, come conferma l’arrivo di Noyz Narcos per ‘Mic Check’. Quando la band fa il suo ritorno, è l’ora della volata finale, con ‘Sparare alla lunà featuring Coez, ‘1984’ e il singolo ‘Il cielo nella stanzà che richiamano gli ultimi cori di una serata teatrale e viscerale

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