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Viaggio slow lungo il Delta del Po e poi a Chioggia

wetland at the po delta - italy E’ una festa per gli appassionati della bicicletta pedalare lungo la Strada delle Valli, uno dei percorsi più belli d’ Italia, godendo il silenzio a caccia di scorci e di colonie di fenicotteri che, dopo un secolo, sono tornati in 8.000 esemplari ad abitare e pescare tra le tamerici e le valli del Delta del Po, l’area umida più grande d’Europa. Ma anche la scoperta della ‘piccola Venezia’, come viene chiamata da sempre Chioggia, non sarà da meno, perdendosi tra i suoi canali, ponti e calli tra una ‘ombreta’ e un assaggio di ‘smegiassa’ (dolce tipico con la zucca), gustando prelibatezze di mare e di terra, tra le quali non potrà mancare il ‘principe rosso’, il radicchio di Chioggia declinato in mille modi. Un itinerario che includa il Delta del Po, Rosolina, Albarella e Chioggia, non potrà deludere mai, in nessuna stagione.

Certo, in autunno e in inverno, con la nebbia, il Delta è bellissimo. Questione di punti di vista. In questa stagione, con la nebbia, la vista potrà forse apparire un po’ corta ma in tal caso, come accade spesso, si acuiscono altri sensi. Qui la nebbia – ci spiegano i pescatori locali – va a folate, il Delta è grande, pieno di correnti e microclimi diversi e la bruma non è mai omogenea e compatta. Il consiglio è quindi di ‘’muoversi piano, in silenzio, ascoltando il respiro della Grande Palude’’ e prepararsi a squarci e a visioni da togliere il fiato.

Panorami non adatti a sguardi che non amano lasciarsi sorprendere. Questa è una terra che non è ancora terra, e un mare che non è più mare. Una zona sospesa tra terra e acqua da millenni, fino all’intervento dell’uomo che le ha dato forma. Una terra che esige di essere conosciuta per essere amata, un amore sconfinato quello che si legge negli occhi della gente che la abita. Il Delta del Po, terra anfibia terra di frontiera, racchiude grandi e nascoste bellezze. Come si sa, il Po è prima di tutto luogo letterario. Innumerevoli gli scrittori e gli storici che fin dall’antichità hanno descritto il fascino suscitato dal grande fiume: era Eridanos per i Greci, Bodinco per i Liguri, Padus per i Latini.

Il Delta del Po è una terra completamente al di sotto del livello del mare (da 1 a 4 metri), fatta eccezione per argini, scanni e dune fossili. Percorrerlo e conoscerlo non è sempre facile: il paesaggio ‘anfibio’, punteggiato dai ginepri, pini marittimi, lecci e tamerici, richiede tempo, copre una realtà sociale, culturale a volte sfumata, oltre al grande patrimonio naturale contrassegnato da innumerevoli specie floristiche e faunistiche, punteggiato dai caratteristici ‘casoni’ da pesca. Il fiume, prima di fluire in mare, si divide in sei bracci, dal Po di Goro al Po di Levante, dando vita alla terra più giovane d’Italia. Dal 2000 è operativo il Parco Regionale Veneto del Delta del Po (al cui Centro Visitatori, a Taglio di Po, ci si può rivolgere per avvalersi di una guida, quanto mai necessaria per ‘carpire’ i segreti di un territorio ritroso) il cui perimetro racchiude l’intero Delta geografico tra l’Adige Nord e il Po di Goro a sud. Il Delta del Po, dove tutto sembra fermo, è invece terra mutevole che continua a evolversi di parecchi metri ogni anno: oggi misura circa 786 km quadrati, di cui 160 sono valli e lagune. Le nobili famiglie veneziane qui vendevano la terra prima che si formasse, i famosi scanni formati sui detriti. ‘’Fino a tre onde in mare’’ era l’unità di misura riportata negli antichi atti di vendita.

Se il Delta era abitato e vissuto fin dall’antichità, è però contemporaneamente, dicevamo, la terra più giovane d’Italia. Il Delta moderno infatti nasce con il Taglio di Porto Viro, di cui si sono celebrati i 400 anni. Gli architetti veneziani deviarono a sud il ramo principale del Po sottraendolo a Ferrara (nemica da sempre della Serenissima) e scongiurando l’interramento della laguna. Da allora il Po si spinse costantemente verso l’Adriatico formando l’attuale Delta.

Difficile sottrarsi al fascino della terra anfibia e al desiderio di restare da queste parti qualche giorno in più: fermarsi nel Delta anche a dormire è possibile, senza spendere una fortuna. Si può trovare alloggio in qualche villa veneziana del ‘700 sentendosi un pò Lord Byron che nel Delta soggiornò lunghi periodi, per una storia d’amore. Oppure si può fare tappa in qualche locanda con poche camere deliziose nella gradevolissima Adria, o ancora scegliere un B&B nel cuore del Delta, magari antica stazione di posta della via Popilia, o infine, con un po’ di fortuna, si può prenotare in un fascinoso casone di caccia in mezzo a una valle da pesca.

Sempre in sella alla bici, da Chioggia si possono raggiungere le spiagge della vicinissima Sottomarina, insignite della bandiera blu 2018. La ‘piccola Venezia’ non tradirà le vostre aspettative: 74 calli parallele fra loro che si aprono lungo Corso del Popolo, dando alla cittàla forma di un pesce, a sancire la vocazione antica della pesca praticata nei secoli: anche oggi Chioggia, una delle marinerie più importanti del Veneto, ospita un famoso mercato ittico dove si tiene salda la tradizione dell’asta ‘’all’orecchio’’, un’asta silenziosa che sembra risalire al Medioevo, dove gli acquirenti che dopo aver valutato la merce, bisbigliano l’offerta all’orecchio del venditore.

Passeggiando tra le calli e i ponti, lontani dalle auto, si gode appieno il ritmo lento del passeggio sotto i portici, il piacere di assaggiare il bossolà (pane-biscotto a forma di anello che i pescatori si portavano in barca) guardando le vetrine, fermandosi al bar per scambiare due chiacchiere, ammirando la Torre dell’orologio di Sant’Andrea, ritenuto l’orologio da torre più antico del mondo, il Duomo dedicato a San Felice e San Fortunato, gli antichi palazzi nobiliari che si affacciano sui canali, tra cui il palazzo che ospitò Goldoni nel 1780 e che oggi è un B&B. Sedici le chiese ospitate nel centro storico, pur nel piccolo spazio.

Un contrastato rapporto di alleanze e rivalità lega nei secoli Chioggia a Venezia. La città delle saline ‘’è nata prima della Serenissima’ dicono fieri i chioggiotti. Da Chioggia la città dei Dogi si raggiunge via terra percorrendo la Romea ma si può raggiungere Venezia anche via mare con i traghetti Actv, unendo l’opportunità di un’escursione più approfondita della Laguna Sud, oltre naturalmente del privilegio di veder apparire come d’incanto, appena raggiunto il bacino di San Marco, la magica città sull’acqua.

Non solo l’apprezzato pesce a Chioggia, ma anche il ‘principe rosso’, il radicchio di Chioggia (che festeggia i 10 anni della tutela del marchio IGP ottenuto nel 2008) dalle tante proprietà benefiche, risultato di una vocazione orticola che risale al 1700. La primitiva varietà venne ottenuta dal Radicchio di Castelfranco, ortaggio aperto dalle striature rosse, e via via selezionata dagli ortolani fino all’attuale radicchio a palla con foglie rosse e nervature centrali e secondarie bianche. Il radicchio di Chioggia Igp presenta apprezzate proprietà nutrizionali, quali assenza di grassi, basso contenuto di sodio, buona fonte di proteine, ridotto apporto calorico abbinato a un alto (90%) contenuto di acqua. L’elevato contenuto di antiossidanti e vitamine lo rendono indicato per una dieta sana, il bel colore rosso rallegra qualsiasi insalata.

Ingrediente prezioso nei primi piatti e con il pesce e non solo, con il radicchio di Chioggia si fa anche un dolce tipico, la ‘Ciosotta’, e ora la birra: da una ricetta del 1200 dei padri Benedettini il birrificio San Gabriel di Treviso ne ha appena battezzata una, la ‘’Rossa’’. Il territorio di produzione di questo ortaggio ‘’ha dietro di sé una storia degna di essere raccontata, posti che meritano di essere visitati, una tradizione e una cultura nelle quali vale la pena immergersi’’ dice il presidente del Consorzio di tutela del Radicchio di Chioggia Igp, Giuseppe Boscolo Palo.

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