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Viterbo, i lavoratori del Cup in Prefettura

P1290527di WANDA CHERUBINI
Incontro in Prefettura tra il direttore generale della Asl di Viterbo, Daniela Donetti , il direttore amministrativo Maria Luisa Velardi, il prefetto Giovanni Bruno, le rappresentanze sindacali di Cisl Fisascat, Uil Tucs e Cgil Filcams. Motivo dell’incontro la problematica relativa al cambio di appalto Cup, Centralino e Punto informativo della Asl di Viterbo. La nuova ditta che si è aggiudicata la gara ha prospettato ai dipendenti Cup contratti lavorativi che li dimensionano, decurtando ore lavorative e riducendo di circa 200 euro mensili lo stipendio. Da qui la protesta dei lavoratori, che riguarda tutta la regione e che soltanto per Viterbo conta 130 dipendenti.

Donatella Ayala della Cgil Filcams ha detto: “Parliamo di 500 lavoratori in tutta la regione a cui la ditta vuole applicare il contratto multiservizi, prevedendo così una perdita secca di 200 euro mensili dallo stipendio. E’ chiaro che questi lavoratori si sentano il cuore pulsante della Asl,mandando avanti tutti gli uffici della struttura. Sia i lavoratori Cup che del centralino hanno chiesto un incontro a settembre con la dott.ssa Donetti, ma non hanno avuto risposta. Abbiamo così rinviato la nostra richiesta di un incontro. Questi lavoratori percepiscono uno stipendio netto di 700 euro mensili con il contratto del commercio. Quello che chiediamo è una proroga fino a marzo per risolvere questa criticità. Tra l’altro in questi contratti ci sono delle mancanze, come gli scatti d’anzianità. Alcuni lavoratori poi sono stati assunti con cooperative, altri con la società mandataria. Vogliamo chiarezza”.
“Non sta scritto da nessuna parte che un lavoratore debba rischiare il proprio posto di lavoro se non firma un contratto che lo vede penalizzato – ha affermato Lory Arigoni del Cup di Civita Castellana- All’interno di questo contratto non ci sono poi le regole essenziali di salvaguardia del lavoro. Invece di un miglioramento ci viene proposto un contratto che ci penalizza ancora di più. A parte che è un’ingiustizia toglierci 200 euro mensili, ma non è possibile che non siamo neanche riconosciuti come qualifica quando il lavoro che svolgiamo è quello. Non abbiamo mai bucato un turno, mai commesso errori. Per lo più siamo tutti a monoreddito e molti di noi donne”.
“La Regione Lazio nel 2015 ha firmato un accordo con i nostri regionali che proprio in virtù dell’appalto avrebbe garantito la salvaguardia occupazionale e la parte contributiva – ha rimarcato Ayala – I lavoratori non se la sentono di firmare un contratto a queste condizioni con una perdita secca. Tutto ciò poi creerà problemi anche con l’utenza. Siamo oggi i primi ad approdare in Prefettura e di questo ringrazio il Prefetto che ci ha accolti”.
La parola è, quindi, passata al direttore generale della Asl di Viterbo, Donetti: “Questa è stata una gara. La Regione ha fatto l’appalto in lotti, legati al fabbisogno dell’azienda e noi abbiamo dato un fabbisogno dimensionato, in modo corretto, che ci consente di tutelare i lavoratori in previsione degli ulteriori punti Cup che apriremo nelle province. Poi le gare si fanno ed ha vinto il gruppo GPI, che si è trovato con due tipologie di contratto diverso (commercio e contratti multiservizi). Si è giustamente deciso di gestire tutto a livello regionale. Al tavolo regionale ci hanno chiesto di aspettare che si raggiungesse un accordo. Più volte abbiamo incontrato i dipendenti, che mi hanno chiesto una proroga, dal 15 al 22 dicembre perchè il 22 ci sarebbe stata la sentenza del Consiglio di Stato che decideva in merito all’appalto visto che altre società avevano fatto ricorso. Ho acconsentito alla proroga e li ho incontrati di nuovo il 22 dicembre, quando mi hanno detto che il GPI non li aveva messi nelle condizione di comprendere. Ho accordato ulteriormente un’altra proroga fino all’8 gennaio e chiesto al gruppo GPI di fare due giornate informative, ma loro non ci sono andati. Da quello che abbiamo compreso dall’incontro successivo tra una delegazione dei lavoratori ed una della GPI, la differenza dei 200 euro è al netto di una serie di cose che devono essere costituite persona per persona come gli scatti d’anzianità. Dai nostri calcoli l’80 per cento dovrebbe avere due scatti d’anzianità per una differenza effettiva di 90 euro netti. Usciti però da questo incontro i vostri colleghi 12 ore dopo hanno fatto sciopero”.
Il direttore amministrativo Velardi ha aggiunto: “Questi lavoratori sono un pezzo dell’Azienda. Sono qui da tre anni e non ho mai avuto una lamentela sul loro operato. Ma questa è una gara per acquisire un servizio. C’è un problema alla base: la caratteristica del contratto che, essendo multiservizi, ha tipologie diverse. La materia della gara prevede però questo contratto. I compiti previsti sono identici, ma con un trattamento economico leggermente inferiore. La sentenza del Consiglio di Stato poi non ha dato la sospensiva e la differenza che c’è nel conteggio è comunque talmente elevata che non potrebbe incidere sull’aggiudicazione della gara. Tra l’8 ed il 10 gennaio, quindi, dovranno partire i contratti perché all’aggiudicazione bisogna dare un seguito”.

Le conclusioni sono spettate al Prefetto Bruno: “Mi riservo di sentire la Regione dopo il 31 dicembre e vedremo di riconvocare entro il 7 gennaio il tavolo per capire i margini di equilibrio. Da quanto ho appreso se non si firma il contratto non c’è la salvaguardia del posto di lavoro e l’Azienda è costretta a fare una ricerca di mercato dalla GPI. Alla fine si tratta di livellare la formula di remunerazione. Perché la Regione non è sensibile a questi 500 lavoratori?”.

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