| categoria: economia

PERNIGOTTI:DI MAIO,SE SERVE PIÙ TEMPO AD ADVISOR

Più tempo all’advisor incaricato dalla Pernigotti per trovare soluzioni per il futuro dello stabilimento di Novi Ligure. È l’ipotesi fatta dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio che oggi ha incontrato, in fabbrica, i lavoratori in assemblea permanente da due mesi esatti, da quando la multinazionale turca Toksoz, proprietaria dell’azienda, ha annunciato l’intenzione di cessare l’attività produttiva in quel sito. «Se servirà per trovare partner industriali – ha spiegato il vicepremier – siamo disposti a concederglielo. Perché questa vertenza è una lunga maratona, si deve conquistare un miglio alla volta». La prospettiva, però, non è stata accolta con favore dal sindaco di Novi, Rocchino Muliere, e da molti lavoratori. «Se si prende altro tempo e si sospende ancora la procedura di cassa integrazione, come ipotizzato dal ministro Di Maio, chi tutelerebbe i lavoratori? Si arriverebbe almeno a giugno, questo è un problema serio», ha osservato il primo cittadino. Un’altra mossa della partita verrà giocata martedì alla seconda riunione del tavolo Pernigotti convocato al Mise, che sarà presieduto dal vice capo di gabinetto del ministero, Giorgio Sorial. Finora alla Pernigotti di Novi, marchio storico con quasi 160 anni di vita, avrebbe mostrato interesse soprattutto un gruppo finanziario indiano e l’azienda dolciaria Sperlari di Cremona. «Stiamo ricevendo, formalmente o informalmente – ha detto Di Maio – molte manifestazioni di interesse, ma l’advisor è stato nominato poco prima di Natale, deve avere il tempo di trovare partner industriali e lavorare bene, altrimenti rischia di essere solo una nomina fittizia». Di Maio, che dopo avere parlato ai lavoratori, si è intrattenuto con loro per uno spuntino in fabbrica, ha fatto notare i passi avanti nella vertenza. «Quando ci siamo visti la prima volta al ministero, a novembre, pareva che da lì a 15 giorni dovesse venire chiuso tutto. Ora quindi sono fiducioso: il governo si batterà, farà tutto il possibile, se sarà necessario con leggi per salvare i lavoratori e le loro famiglie. Ma la proprietà deve ricordare che ha un debito di riconoscenza verso la comunità che ha creato questo marchio». Il caso Pernigotti darà il nome alla legge («ci siamo quasi», ha precisato Di Maio), per la tutela dei marchi made in Italy, «che imporrà di restare nel territorio in cui sono nati, legati alle comunità che li hanno fatto nascere, sviluppare e resi grandi nel mondo. L’interesse primario del Governo è che lo stabilimento di Novi resti aperto e che le persone possano continuare a lavorare. Non si può dividere questo marchio dai lavoratori che ne hanno costruito la storia».

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