| categoria: sanità Lazio

IL PUNTO/ E adesso tre mesi di stand-by

Tra commissariamenti vecchi e nuovi, campagne elettorali e risiko delle poltrone

Di Giovanni Tagliapietra

Lasciamo da parte le parole d’ordine, la retorica delle polemiche politiche e andiamo ai fatti. La situazione istituzionale, politica, funzionale e quindi strategica della sanità laziale è tutt’altro che chiara e nessuno sembra avere interesse di chiarirla. Siamo del resto in una situazione di sostanziale stallo, con un governatore che sostanzialmente non è più commissario ad acta per il piano di rientro, ed è per di più con la testa e il cuore da un’altra parte, tutto impegnato con la corsa alla segreteria del Pd. Chi manderà il ministro Grillo a presidiare la sanità laziale? Un sub-commissario “orientato”, un tecnico, un militare (come ha già fatto in altre regioni)? Quanto peserà il suo ruolo? Se Zingaretti conquisterà Largo del Nazareno come gestirà il doppio ruolo e quali garanzie potrà dare agli utenti della sua regione? E quale peso potranno avere l’assessore alla sanità Alessio D’Amato e il direttore generale regionale Renato Botti? Negli ultimi tempi c’è stato un giro di dirigenti importante: ha cambiato gli equilibri interni? Nel frattempo i nodi cruciali del sistema socio-sanitario del Lazio sono rimasti irrisolti, i servizi sono e restano precari e sul piano squisitamente sanitario i problemi restano tutti, a cominciare dalle liste d’attesa. Se poi vogliamo andare ancora a fondo e affrontare le ferite più gravi e aperte potremmo dire che si continua a fare finta che non esista un “caso” S.Lucia. La Fondazione di via Ardeatina è stata a suo tempo “tradita” dal governatore Zingaretti e la sua sorte è appesa a un filo. Forse oggi è protetta dallo scudo del ministro Grillo, ma come può uno degli strumenti più solidi e brillanti della neuro riabilitazione italiana ed europea vivere nella precarietà? Ancora, i rapporti con la sanità accreditata, numericamente fortissima nel Lazio e soprattutto nella capitale ma costretta a venire a patti, ricattata dai poteri forti che governano in Regione il settore. E’ una politica equivoca e di equivoci, ma non si riesce a svoltare. Governano i potentati, gli intrecci di interessi, come a Roma è sempre stato, ma la torta si è ristretta, i soldi non ci sono e fare favori agli amici è sempre più difficile. Sepoi in questo contesto gli utenti non sono soddisfatti ed emigrano (vedi il tasto dolente della mobilità passiva) hanno le loro buone ragioni. In tutto questo grillini e leghisti staranno a guardare? O entreranno nel gioco per sparigliare? La seconda ipotesi può essere ragionevole sul piano politico, ma devastante sul piano funzionale, come è facile immaginare. E non abbiamo bisogno di terremoti
Ma andiamo avanti. In questo clima non certo sereno arriva ai primi di gennaio il bando per sei poltrone di direttore generale di asl e ospedali. Sono in scadenza ( o ci sono situazioni non più procrastinabili) sei posti di responsabilità e di importanza cruciale per l’equilibrio del sistema. Coprono più di un terzo del territorio: Asl Roma 2, S.Giovanni Addolorata, Asl Roma 4, Asl Roma 5, S.Andrea, Asl Frosinone. Presenteranno domanda da tutta Italia (L’albo degli i idonei è nazionale) per presentarsi ad una selezione che avverrà per titoli e per colloquio attitudinale. Una commissione Agenas realizzerà una short list da sottoporre al presidente Zingaretti, tre nomi per ciascuna poltrona disponibile. Nelle terne ci saranno certamente i fedelissimi del governatore, ma la cose non saranno così semplici. La scelta, alla fine, sarà sempre in sostanza politica. Ma passeranno se tutto va bene non meno di tre mesi, si sarà a ridosso della campagna elettorale per le Europee e si sa che nel Lazio la sanità ha una valenza politica sul territorio di eccezionale peso specifico. Attorno a quelle nomine si scatenerà l’inferno, è inevitabile. Pensare che tutto fili liscio e che gli interessi degli utenti, dei cittadini, siano tutelati è pura utopia. Difficile che in questo periodo qualcuno si azzardi a portare avanti iniziative di spessore, che maturino scelte, che vengano prese decisioni nelle Asl e negli ospedali coinvolti in questo mega rimpasto. Una parte della sanità laziale dunque andrà avanti, una parte resterà in stand by, a guardare. Vale anche per questo segmento di discorso l’opzione grillino-leghista. Questo scenario, sommato ai precedenti suindicati, delinea una situazione decisamente complicata. E delicatissima. Basta un nulla per far crollare un equilibrio precario. Stiamo pattinando sulla superficie di un lago ghiacciato.

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