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L’FBI INDAGÒ SU TRUMP PER CAPIRE SE LAVORASSE PER MOSCA

L’Fbi aprì un’indagine su Donald Trump nei giorni successivi al siluramento di James Comey per accertare se il presidente lavorasse, volontariamente o inconsapevolmente, per la Russia. L’inchiesta, poi rilevata dal procuratore speciale Robert Mueller, riguardava non solo una possibile ostruzione alla giustizia per il licenziamento del capo dell’Fbi ma anche la ben più pesante ipotesi di un presidente a servizio di Mosca contro gli interessi americani, ovvero una minaccia alla sicurezza nazionale. Le rivelazioni del New York Times, che scrive di un coinvolgimento degli agenti del controspionaggio nelle indagini, hanno scatenato la furia del tycoon. In una serie di tweet a catena oggi Trump non ha risparmiato nessuno: ha attaccato il «fallimentare New York Times», i «capi corrotti» dell’Fbi, Hillary Clinton e i democratici. «Un viscidume totale», ha tagliato corto, definendo il licenziamento di Comey «un grande giorno per l’America». Non è rimasto esente dalle critiche neanche il procuratore speciale per il Russiagate: «Comey è protetto dal suo migliore amico, Bob Mueller», ha twittato il presidente, ribadendo che le indagini sul Russiagate non sono altro che una gigantesca caccia alle streghe. Affidato a Twitter anche il commento di Comey, che ha scomodato Franklin Delano Roosevelt: «Giudicatemi dai nemici che mi sono fatto». Secondo il New York Times, gli agenti dell’Fbi erano già sospettosi dei legami fra Trump e i russi durante la campagna del 2016. Nonostante questo decisero di non agire e di non aprire alcuna inchiesta, preoccupati per le conseguenze. Di fronte al licenziamento di Comey, alla condotta di Trump prima e dopo l’annuncio e soprattutto ai suoi riferimenti al legame fra il licenziamento di Comey e le indagini sulla Russia, l’Fbi decise però di intervenire e coinvolgere anche gli agenti del controspionaggio. Mueller ha rilevato l’indagine dell’Fbi quando è stato nominato, ovvero pochi giorni dopo che era stata avviata. Non è chiaro se l’inchiesta del procuratore speciale riguardi ancora aspetti relativi al controspionaggio. La Casa Bianca ha comunque liquidato le rivelazioni del quotidiano come «assurde». Il segretario di Stato Mike Pompeo ha bollato come «ridicola» l’idea che Trump possa essere una minaccia alla sicurezza nazionale. Mentre il legale del presidente, Rudolph Giuliani, ha smorzato l’importanza dell’indagine: «Il fatto che sia datata un anno e mezzo fa e che nulla sia emerso vuol dire che non hanno trovato proprio nulla». Ma la portata delle indiscrezioni apre un nuovo fronte per Trump. Finora infatti tutto sembrava convergere intorno ad una potenziale ostruzione alla giustizia del presidente. Il New York Times disegna invece uno scenario quasi da fantascienza, un inquilino della Casa Bianca colluso con la Russia contro gli interessi americani. Un fronte dalle implicazioni ancora maggiori e che emerge in attesa della conclusione delle indagini di Mueller, in previsione della quale Trump avrebbe già assunto altri 17 avvocati per difenderlo

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